di
Antonio Grulli
Le torri elicoidali lo rendono uno tra gli stadi di calcio più affascinanti. E allora: perché abbatterlo? Trasformiamolo invece nel museo dell’arte contemporanea di oggi e di domani di cui Milano ha tanto bisogno. Difficile immaginare un marchio più universale. La proposta di un critico d'arte
Questo articolo è stato pubblicato su «la Lettura» #755 del 17 maggio 2026, disponibile in edicola e nell'App del supplemento. Antonio Grulli (La Spezia, 1979), critico d’arte e curatore, è dal 2023 il curatore di Luci d’Artista a Torino, uno dei progetti di arte pubblica più importanti in Italia, attivo da quasi trent’anni. Nel 2024 ha curato il padiglione albanese alla 60ª Biennale di Venezia. Si è occupato della collezione e delle attività legate all’arte contemporanea di Palazzo Bentivoglio (Bologna).
Solitamente mi occupo di arte contemporanea, ma la discussione su San Siro e sulla costruzione di un nuovo stadio in cui ospitare Inter e Milan mi sembra avere qualcosa di assurdo. San Siro è lo stadio di calcio più importante al mondo. Nemmeno il Bernabéu di Madrid o il Camp Nou di Barcellona eguagliano la Scala del calcio. Se si considerano il livello delle partite giocate da entrambe le squadre, i campioni che vi sono passati e la qualità impressionante della Serie A fino al 2010, così come della nostra nazionale che qui spesso ha trovato casa, questo dato è evidente. Inoltre lo stadio è senza dubbio tra i più belli e iconici al mondo grazie alla soluzione delle torri elicoidali. Nonostante questo, Inter e Milan sembra proprio ci tengano a demolirlo e trasferirsi altrove.







