Addio Meazza, addio tre anelli, addio ai colori delle poltroncine rosse verdi arancioni e blu. Addio torri, rampe e scale. Addio ai corni rossi che nel sole d’inverno paiono rivestiti di velluto. Addio al «loggione» della Scala del calcio, la tribuna del terzo rosso, da cui si vede la Madonnina brillare de luntan, incorniciata dal «buco» del terzo arancio mai realizzato. Addio alla «landa desolata», la spianata di pratoni e parcheggi riempiti a corrente alternata, cuore del «mosaico» di progetti già avviati o conclusi attorno all’area venduta ai club, dalle Terme all’Ex Trotto di Hines e alle case Syre. Ai romantici del pallone — oltre alle vestigia di un Meazza ridotto al 9% — resterà il nome culto, San Siro, e due degli iconici anelli, impronta visiva a incrociarsi, come il segno dell’infinito, metafora dell’infinito amore (di circostanza, ça va sans dire) tra Inter e Milan, intrecciato attorno alle fondamenta del focolare comune, passato e futuro.
Milano, i «punti fermi» del nuovo stadio di San Siro: anelli, altezze, acustica e posti coperti, ecco cosa sappiamo
Foster, Manica e il ventaglio di proposte alle società. Hotel, musei, uffici, sedi dei club e ambulatori. Ridotti gli spazi del centro commerciale












