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Ultimo aggiornamento: 8:01

Dopo mesi di indagini rese note, di richieste di rinvio a giudizio, di chat pubblicate, di discussioni polemiche e critiche al cosiddetto Modello Milano, dopo che la legge di liberalizzazione urbanistica detta Salva Milano è stata affossata, ecco il primo bivio dirimente e divisivo per Milano: la decisione sulla vendita di San Siro e delle aree adiacenti, con conseguenti interventi immobiliari, demolizione dello Stadio Meazza, costruzione ex novo di un altro stadio.

Sarebbe una decisione del tutto contraria al documento inviato al Comune di Milano da 200 docenti universitari tra urbanisti, architetti, sociologi, oltre che ovviamente contraria ai comitati che da anni si battono contro quello che da anni definiscono uno scempio (l’abbattimento dello stadio) e una speculazione (l’investimento immobiliare sulle aree).

Decine di persone più competenti di me si sono già confrontate ed espresse sul tema, aggiungo e aggiorno qualcosa. L’aggiunta è molto personale: nell’anniversario del colpo di Stato in Cile dell’11 settembre 1973. Mentre scrivo, da poche ore Rai Play Sound ha pubblicato un podcast a puntate intitolato “21 giorni: Cile Estadio Nacional”, la mia storia per raccontare la vicenda storica. Io frequento poco gli stadi, ma in quello di Santiago ho abitato per tre settimane, con i prigionieri dei militari golpisti. In qualche modo, a quell’edificio sono affezionato e ha degli aspetti belli.