Secondo un'analisi pubblicata da ricercatori italiani sullo European Journal of Internal Medicine, l'Andes richiede una "preparazione tempestiva" da parte dei medici. Cruciale l'isolamento rapido dei casi sospetti

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Come più volte ribadito dall'Organizzazione mondiale della sanità e dalle autorità nazionali, l'allarme pandemico per l'hantavirus è scongiurato. Ma questo non significa che l'infezione che ha colpito 11 passeggeri sulla nave da crociera Mv Hondius non sia estremamente pericolosa. E non solo per il suo elevato tasso di mortalità (intorno al 40%) ma anche per la sua trasmissibilità. Secondo un gruppo di ricercatori italiano guidato da Emanuele Durante Mangoni, docente e medico internista membro del direttivo della Società italiana di medicina interna (Simi), il virus "non può causare una pandemia, ma epidemie anche gravi sì" e "i medici dovrebbero imparare a riconoscerlo".

Lo studio italiano

Durante Mangoni ha pubblicato col suo gruppo di lavoro sullo 'European Journal of Internal Medicine' un'analisi del focolaio scoppiato sulla nave olandese con l'obiettivo di aiutare i medici a riconoscere tempestivamente un'infezione ancora poco nota. Gli 11 positivi all'Hantavirus Andes sulla Hondius rappresentano per gli specialisti un caso emblematico di come un'infezione zoonotica possa diffondersi rapidamente attraverso i viaggi internazionali prima ancora di essere identificata. "L'esperienza maturata con la pandemia di Covid-19 ci ha insegnato quanto sia cruciale la preparazione tempestiva - afferma Durante Mangoni -. È fondamentale che i medici internisti e i medici di medicina generale conoscano a fondo questa patologia. Per questo abbiamo raccolto in un dossier tutte le informazioni utili per offrire ai colleghi uno strumento di studio rigoroso sulle specificità dell'Andes virus e fornire linee guida chiare sulla gestione clinica dei potenziali casi".