«Cara Mamma… nel pacco se lo trovi mandami un coltello con l’anello da poterlo attaccare ad una catenella e che tagli bene perché qui si perdono tutti e qualche caramella per tenere in bocca quando sono di guardia e non posso fumare». E ancora: «Se qualche giorno splende il sole e le nevi tacciono, soltanto allora si prova un pochino di conforto. Ma non sarò mai contento fino che non sentirò la parola di questa guerra “Pace”». Poche righe, ingiallite dal tempo, che si possono leggere al MeVe, il Memoriale Veneto della Grande Guerra di Montebelluna (Treviso), diretto da Monica Celi. Viene quasi naturale immaginare quegli uomini mentre le scrivevano: stanchi, infreddoliti, con la paura che si infilava sotto la pelle insieme all’umidità della terra scavata. Eppure, in mezzo a tutto, trovavano un appiglio minuscolo e potente: comunicare. Mettere insieme frasi, talvolta piene di refusi, per tenere un filo con casa, con una madre, una moglie, dei figli.
Villa Santi, Crocetta del Montello. Cantine sotterranee risalenti a Prima guerra mondiale
Un legame fragile, esposto a controlli e tagli, perché ogni lettera doveva passare prima sotto gli occhi della censura, pronta a cancellare luoghi, lamentele, verità scomode. In tutte s’intuisce cosa significa perdere libertà, comodità e punti di riferimento. Ed è da questo museo multimediale, all’interno di Villa Correr Pisani, dimora seicentesca ai piedi del Montello, che si può partire per andare alla scoperta dei “valori di pace nel Veneto della Grande Guerra” - progetto su più province di Regione Veneto e MeVe - disegnando un triangolo ideale che accompagna il corso del Piave e trasforma i luoghi del conflitto in tappe di consapevolezza. Fuori, la bellezza luminosa degli spazi, il verde del Parco, dentro, il racconto delle brutture degli scontri (durante il conflitto fu anche ospedale da campo). Ci si muove tra le diverse sale, in mezzo a testimonianze, oggetti, immagini, suoni. Spesso ad accompagnare le visite è lo storico Nicolò Cerchiaro che ha contribuito alla catalogazione dei reperti e dei cimeli del Primo conflitto mondiale e indossa l’uniforme da postino per rendere ancora più vive le vicende di quell’epoca. Le installazioni multimediali intrecciano fonti diverse, mettono in dialogo passato e presente, invitano a riflettere.









