Stanca? No, anche se martedì ha giocato la partita numero 70. Morbida? Sicuramente sì. Supponente? Forse. Sfiduciata? Pure. Mescolate gli ingredienti con pazienza e otterrete la Virtus che, in gara-due, ha perso con Trento. Avrebbe potuto vincere in volata, certo, ma la Dolomiti ha meritato, è rimasta in campo con personalità, cancellando le incertezze della gara d’esordio.
La serie da domani si trasferisce a nord: se la Virtus non vuole che la stagione, alla Fiera, si chiuda anzitempo, deve cercare il colpaccio in viaggio. L’assenza di Alston Junior, stagione finita, ha dato un bel colpo all’autostima del gruppo.
L’assenza di capitan Pajola ha fatto il resto. Sono le cifre che lo dicono. I numeri di questa annata: la V nera campione d’Italia ha vissuto in apnea tre mesi. Quelli nei quali il capitano ha dovuto fermarsi per un intervento al ginocchio.
Adesso c’è una contusione all’altro ginocchio e tanta incertezza sul rientro. Eppure quello che una volta era Capitan Futuro, e adesso è il capitano vero, appare una volta di più fondamentale. Per dare equilibrio e coraggio a un gruppo che, l’altra sera, si è perso.
Per personalità e carisma, un ruolo simile a quello di Pajola ce l’ha Hackett. Ma a 38 anni, anche Daniel ha bisogno di tirare il fiato. Pajo è fondamentale perché mette in ritmo i compagni e perché là dietro, copre mille buchi. Quelli che si creano per le caratteristiche di Edwards e Morgan, più portati a offendere, che a difendere. Palle recuperate, assist, rimbalzi e virtussinità. Doti che solo Pajo – a Bologna da più di un decennio, dai tempi del settore giovanile – è in grado di garantire. Più di cinquecento partite con la stessa maglia – è nell’olimpo dell’Arcoveggio – non sono numeri da tutti.











