Esce in Italia «Steve Jobs: l'esilio - La storia mai raccontata di NeXT e la rinascita di un visionario americano» di Geoffrey Cain, dedicato agli anni (poco conosciuti) che Jobs trascorse lontano dalla Mela
Dici Steve Jobs e pensi a Apple. L'associazione di idee è inevitabile e, va da sé, incontestabile. Tuttavia, c’è un periodo nella vita di Steve Jobs che la vulgata comune tende a liquidare con una certa sufficienza: i 12 anni di esilio da Apple, dal turbolento licenziamento del 1985 al trionfale ritorno nel 1997. Ma sottovalutare quel periodo, nel racconto della vita del co-fondatore della Mela, è un errore. Dodici anni in cui Jobs fondò NeXT (un fallimento), finanziò la nascita della Pixar (un trionfo e un affare che lo rese immensamente ricco) e soprattutto attraversò un vero e proprio purgatorio personale. Anni che trasformarono Steve Jobs da visionario ingestibile a leader pragmatico, capace di ascoltare (almeno un po') gli altri e di (ri)costruire un impero.Si tratta di quel periodo che sul Corriere avevamo definito «la seconda vita di Steve Jobs», nel podcast del ciclo «Visionari» di cui potete ascoltare l'anteprima a questo link.A raccontare in dettaglio queste vicende è ora il giornalista americano Geoffrey Cain nel suo nuovo libro «Steve Jobs: l'esilio - La storia mai raccontata di NEXT e la rinascita di un visionario americano», che esce il 22 maggio in Italia pubblicato dall'editore Egea. Un lavoro di scavo monumentale basato su oltre cento interviste ai testimoni diretti dell'epoca.






