di
Alfio Sciacca
L’indagine su pc e cellulari. L’ipotesi è che si sentisse respinto a causa delle origini marocchine
DAL NOSTRO INVIATO MODENA - Decine di mail, corredate di curriculum, indirizzate a varie agenzie per la ricerca di lavoro. E poi un bombardamento di telefonate perché nessuno lo aiutava a trovare un’occupazione. Salim El Koudri voleva assolutamente un lavoro adeguato alla sua laurea in Economia. Ma tutte le richieste e i vari colloqui fatti non avevano portato a nulla. Pare si fosse convinto che gli venissero sbarrate le porte per una sorta di stigma legato alle sue origini marocchine. Per questo accumulava rabbia e risentimento nei confronti del Paese dove comunque è nato e cresciuto, ma dal quale si sentiva respinto. Potrebbe essere stato questo a spingerlo a organizzare una vendetta indiscriminata, trasformando la sua utilitaria in una micidiale arma da lanciare contro la folla nella centralissima via Emilia, a Modena. Il disturbo schizoide della personalità che gli era stato diagnosticato non lo renderebbe incapace di intendere e volere. Per questo, nel convalidare il fermo, la gip Donatella Pianezzi scrive che è «ancora estremamente pericoloso e potrebbe organizzare stragi analoghe in altre parti d’Italia».










