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La contabilità della droga viaggiava sui pizzini, che venivano fotografati e inviati nelle chat criptate per sottoporli al boss che da dietro le sbarre impartiva ordini e strategie. A gestire numeri e fondo cassa (comune a entrambi i gruppi) sarebbero stati Vincenzo Toscano e Mario Mirko Brancato, che periodicamente aggiornavano il prezzo delle forniture e consegnavano denaro su richiesta di Gabriele Pedalino - in carcere a Livorno dal 2015 perché materiale esecutore dell’omicidio di Mirko Sciacchitano - o di sua madre Concetta Profeta.Cifre e numeri erano annotati scrupolosamente: nei pizzini sequestrati dagli agenti della squadra mobile e dai militari del Ros c’erano tutti i membri. Spesso indicati anche con i nomi dei gruppi di appartenenza: «Nostri = 2070 +500 +200 +200 + 180» recitava uno degli appunti, che dava conto dei guadagni direttamente attribuibili ai partecipanti all’associazione. In un altro invece si legge: «S, PE, CICI, AFR» e pooco sotto «NOI DATI NOSTRI. «AFR» stava per l’Africano, soprannome di Santino D’Agostino, che avrebbe giocato un ruolo di collegamento tra il gruppo di Pedalino e una rete di acquirenti che a loro volta avrebbero dovuto occuparsi della vendita al dettaglio degli stupefacenti.