Il ripugnante video del ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che irride gli attivisti della Flotilla inginocchiati e maltrattati dall’esercito, uno spettacolo giustamente definito di «livello infimo» dal capo dello Stato, ha costretto Giorgia Meloni a prendere le distanze dai suoi principali alleati internazionali, ancora una volta. Ma non si tratta di sfortuna. La sfortuna semmai è che Viktor Orbán abbia perso le elezioni, con il rischio che dalla demolizione degli apparati del maggiore centro internazionale della propaganda trump-putiniana possano uscire documenti e notizie imbarazzanti anche per i sovranisti italiani. Nessuno però aveva obbligato Meloni a schierarsi sistematicamente al fianco di Orbán, cioè al fianco del principale pupazzo di Vladimir Putin, spia e sabotatore dell’Unione europea per conto del Cremlino. Così come nessuno l’ha mai obbligata a schierarsi sempre con Trump e Netanyahu, spesso anche contro l’Europa.

L’orrore insensato della guerra in Iran e i danni incalcolabili prodotti all’economia mondiale, che cominciamo a sentire e purtroppo sentiremo sempre più acutamente nel prossimo futuro, non sono un accidente della storia, ma la conseguenza della vittoria di un movimento politico cui Meloni appartiene e cui ha partecipato con convinzione sin dall’inizio. Se c’è una cosa che non le si può rimproverare è di non averci detto subito con chi andava. Siamo noi commentatori che non abbiamo saputo o voluto trarne le ovvie conseguenze, e dire chi era e chi è.