HomeMassa CarraraCronacaTurismo lento e... toponomastica. Tra Sassalbo e sorgenti del SecchiaL’alpinismo lento non è una semplice pratica sportiva, ma una vera e propria filosofia: un modo di abitare la montagna....sosta in un punto panoramico d’eccezione per osservare la valleRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciL’alpinismo lento non è una semplice pratica sportiva, ma una vera e propria filosofia: un modo di abitare la montagna. È con questo spirito che l’associazione Mangia Trekking ha attraversato i sentieri tra Sassalbo e le sorgenti del fiume Secchia trasformando un’escursione in un prezioso momento di recupero della memoria storica. Durante l’attività, i camminatori hanno fatto sosta in un punto panoramico d’eccezione per osservare la valle compresa tra il monte La Nuda e il Gendarme, dove nasce il torrente Rosaro.

Se oggi quel tratto è noto a molti escursionisti con il nome improprio di ‘Vallone dell’Inferno’, a causa delle temperature particolarmente rigide della zona, i vecchi mappali e la memoria dei residenti restituiscono un nome ben più radicato nella cultura locale: la Valle di Pezzalunga. Seduti a terra, immersi nel paesaggio che oggi è cuore del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, i soci del Mangia Trekking hanno ripercorso le vicende umane legate a quel territorio. Pezzalunga non è solo un toponimo, ma il simbolo di un’economia montana fatta di fatica e dignità: lì, per generazioni, si è svolto il duro lavoro del taglio della legna e della produzione del carbone. È stato un momento per ricordare e onorare le famiglie sassalbine che per anni hanno tratto sostentamento da queste vette come gli Angeli, i Bertolini, i Furletti, i Galeazzi, i Giannarelli e i Pietrelli. Nomi che rappresentano la spina dorsale di una comunità che ha saputo vivere in simbiosi con un ambiente difficile ma generoso.