Da anni il cuore dell’economia digitale mondiale è concentrato in pochi chilometri quadrati nel sud di Taiwan. È lì che Taiwan Semiconductor Manufacturing Company (Tsmc) produce la maggior parte dei semiconduttori avanzati usati da Nvidia, Apple, Amd e dalle principali aziende di intelligenza artificiale. È la più grande fonderia di silicio al mondo. Ora gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre questa dipendenza strategica attraverso un gigantesco piano di reshoring tecnologico. Il vero problema sta nella differenza tra costruire fabbriche e replicare l’ecosistema industriale taiwanese.
I chip più avanzati non sono semplicemente realizzati dentro una fabbrica e poi spediti sul mercato, come accade per la maggior parte dei prodotti o dei semilavorati. Richiedono una catena industriale molto più complessa, fatta di packaging avanzato, assemblaggio, testing, integrazione con memorie ad alta larghezza di banda (High Bandwidth Memory, Hbm) e fornitori altamente specializzati.
A dicembre 2022, a Phoenix in Arizona, era stato inaugurato uno stabilimento di produzione di semiconduttori della taiwanese Tsmc. Era arrivato sul posto l’allora presidente Joe Biden, aveva parlato dei posti di lavoro che avrebbe portato e dell’importanza di quaranta miliardi di investimento da parte dell’azienda. Ma un’analisi pubblicata dalla Harvard Business Review tre anni dopo dimostra che molti chip prodotti nel nuovo impianto «tornano in Asia per il packaging». Insomma, non basta portarsi in casa la fabbricazione dei wafer (si chiamano così i sottilissimi strati di materiale semiconduttore, come ad esempio un cristallo di silicio) non significa ancora controllare l’intera filiera.







