Francesco Schittulli, oncologo e presidente nazionale della Lilt, secondo la manovra della Regione Puglia che aumenta l’addizionale Irpef sarà “lacrime e sangue” per un terzo dei pugliesi, dal momento che la tassazione preserva le classi più indigenti da nuovi balzelli. Che idea si è fatto del piano di riequilibrio?

«Le regioni non dovrebbero gestire la sanità, ma controllare esclusivamente la qualità dell’erogazione dei servizi. Ci vorrebbe una centralizzazione a livello governativo, accentrando le attività nel ministero. Assistiamo ormai ad uno scaricabarile tra Bari e Roma. Ci sono venti sistemi regionali differenziati. Il caso Covid non ha insegnato nulla. Poi certo, la colpa del debito non è di Decaro. Si è trovato un buco di cui non aveva parlato nessuno».

Il disavanzo lo pagano i pugliesi.

«Il “buco” si ripercuote non solo sui malati oncologici, su cui grava un peso emotivo e anche economico della malattia, ma anche sugli interi nuclei familiari e anche su chi ha malattie gravi, come l’Alzheimer o le malattie croniche neurodegenerative, spesso curate con farmaci che non vengono riconosciuti come “appropriati” dal Servizio sanitario nazionale».

La sanità è una competenza regionale.