La storia21 maggio 2026 alle 00:19La lotta di Natascia Curreli da Sedilo a tutte le scuole sarde
Tante altre persone, al suo posto, si sono arrese all’ignoranza e alla cattiveria mettendo fine ad una esistenza fatta di angherie. Lei invece no. Natascia Curreli, per tutti Naty, fotografa sedilese di 30 anni, continua orgogliosamente una battaglia che non è solo personale, ma in nome di quanti subiscono o hanno subito le sue stesse offese. Da anni gira le scuole dell’Isola (due giorni fa alle medie di Fonni e Mamoiada, ma il suo tour l’ha portata anche a Silanus, Cagliari, Selargius, Quartu, Quartucciu, Sorgono, Belvì, Gonnosfanadiga) per raccontare ai ragazzi la sua esperienza di vittima di bullismo.
Il coraggio
La sua storia, segnata sin da bambina da offese e umiliazioni, è diventata oggi un esempio di resistenza e consapevolezza. Natascia non ha paura di dire che l’aspetto fisico non è tutto, e lo fa con una sincerità che arriva dritta ai ragazzi. «Sin dalle elementari sono stata vittima di bullismo per via del mio peso: cicciabomba, maiale, scrofa, mongolfiera e chi più ne ha più ne metta. Risate durante l’ora di ginnastica, biglietti anonimi con offese, urla mentre tornavo a casa. È andata avanti così per tutti gli anni delle elementari e delle medie. Poi le superiori: speravo che la situazione cambiasse, invece è peggiorata. Alle solite offese si sono aggiunti i gesti: palline di carta stagnola nel pullman, chewing gum nei capelli, posti occupati con le borse per non farmi sedere. E io, invece di rispondere, stavo lì, zitta, e subivo. Questo è stato il mio errore: stare zitta». Il silenzio, racconta, è diventato una gabbia. «Ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, ogni mattina andare a scuola era un trauma. Mi chiudevo in me stessa e stavo male, ma nessuno lo capiva. Io però ho avuto la forza di andare avanti, di affrontare tutti e di capire che non sono diversa: sono come gli altri, una persona che nonostante i suoi chili di troppo vale e può fare tutto».









