Intervista. 24 giugno 2026 alle 00:57Ha sconfitto l’anoressia e ora da coach aiuta chi soffre di disturbi alimentari

Il suo video più visto ha 12,6 milioni di visualizzazioni, su Instagram conta poco meno di 165mila follower, ma non chiamatela influencer. Laura Diana, 28 anni, è una dottoressa in Scienze motorie laureata all’Università di Parma con una tesi che dice molto della sua vita: “Come l’ossessione di mangiare cibo sano incontra la volontà di fare sport”. La pelle ambrata, le fossette da bambina e due occhi che brillano di gioia mentre ripensa a tutto quello che è stato. Per anni Laura Diana, oristanese cresciuta davanti al mare di Torregrande, ha fatto i conti con l’anoressia che durante gli anni da liceale allo scientifico Mariano IV le ha tolto amici e voglia di vivere. Ora che ha sconfitto la malattia a furia di sollevare pesi in palestra e lavora come personal trainer online con un metodo che porta il suo nome, dice di vivere «un’adolescenza 2.0» e di voler essere per le migliaia di allieve che segue (molte con disturbi alimentari) «la guida che avrei voluto avere quando stavo male».

La caduta

Facciamo un passo indietro. «Ho iniziato a soffrire di anoressia intorno ai quindici anni, a differenza di molte altre ragazze io vedevo com’ero, il punto non era dimagrire ma avere il controllo del mio corpo. Solo che più vai avanti e più il controllo lo perdi. Alla fine avevo paura del cibo». La routine quotidiana prevedeva allenamenti costanti e un’alimentazione ridotta all’osso. «Correvo ogni giorno, ma non per passione. Era un’ossessione, volevo bruciare i pensieri, non le calorie». I maglioni indossati a strati per nascondere quel corpo sempre più fragile d’un tratto non sono bastati più. «Eravamo a tavola e all’improvviso la mia amata nonna Nena ha detto a mia madre “Laura è anoressica”». È stato come uno schiaffo sul viso. «Per mesi la mia famiglia ha cercato di aiutarmi, ma non era possibile. Sono arrivata al punto di non potermi sedere perché ero troppo magra e piena di lividi. È stato allora che i miei genitori mi hanno ricoverato a Villa Garda. Dopo qualche mese sembrava che io fossi guarita, ma tornata a casa è ricominciato tutto come prima». Tutto come prima significa: la corsa ossessiva e una dieta che in certi giorni si riduceva a mezza mela. La salvezza è arrivata in modo inatteso. «Un giorno mamma mi ha detto che stava male e mi sono imposta di reagire, ho deciso che avrei fatto tutto il contrario di quello che diceva la mia testa». La svolta è coincisa con la scelta dell’Università. «È stata mia madre a consigliarmi la facoltà, io ancora non ci pensavo ed è stato decisivo. Ho studiato e lavorato per costruire un corpo che mi piacesse, forte e performante. Mi sono appassionata ai pesi, le passioni ti salvano e i pesi mi hanno salvato».