La ex centrale Enrico Fermi di Trino Vercellese – una delle quattro della stagione nucleare italiana – emerge dalla pianura sulla riva sinistra del Po come un monolite industriale di un futuro mancato. Costruita tra il 1961 e il 1964 da un consorzio guidato da Edison, era dotata di un reattore ad acqua pressurizzata Westinghouse da 272 megawatt elettrici che, tuttora da smantellare, fu per un breve periodo il più potente al mondo.

IL SITO DI TRINO HA PRODOTTO nel corso della sua esistenza circa 26 miliardi di kWh, pari a meno di un mese degli attuali consumi elettrici italiani. A quasi quarant’anni dalla chiusura, decisa all’indomani del referendum del 1987, la sua eredità continua a essere un tema all’ordine del giorno, mentre il governo Meloni rilancia l’ipotesi di un ritorno al nucleare.

LO SCORSO WEEKEND LE PORTE della centrale si sono aperte al pubblico per l’Open Gate, l’iniziativa di Sogin giunta alla quinta edizione. Sommando tutti i siti gestiti dalla società di Stato incaricata del decommissioning nucleare e della gestione dei rifiuti radioattivi, l’evento ha raccolto 5.500 adesioni, 1.800 solo a Trino. Un viaggio affascinante nell’archeologia industriale di ciò che fu, ma anche nel mai concluso iter di smantellamento di una stagione nucleare italiana quantomeno accidentata: al momento del referendum, il nucleare in Italia rappresentava poco più del 4% della produzione nazionale di energia elettrica.