Cannes, 21 maggio 2026 – “Noi europei dobbiamo essere uno scudo contro questi mostri: Trump, Netanyahu e Putin”. Pedro Almodóvar arriva a Cannes e la sala stampa si accende subito. Indossa una spilla con scritto “Free Palestine“.
Parla del dovere morale degli artisti di esporsi, dice: “il silenzio e la paura sono il segno che la democrazia si sta sgretolando”. Parla di un’Europa che non può diventare “vassalla delle follie di Trump”. Nella sala stampa del festival, un applauso. Prima timido, poi fortissimo.
È uno dei momenti più forti di questa Cannes. E non è casuale che arrivi da Almodóvar, 76 anni, due Oscar, uno dei registi che più hanno incarnato, negli ultimi quarant’anni, l’idea di libertà: sessuale, sentimentale, artistica. Da Donne sull’orlo di una crisi di nervi fino a La stanza accanto, il suo film in inglese con Julianne Moore e Tilda Swinton premiato col Leone d’oro a Venezia nel 2024, i suoi personaggi hanno sempre combattuto forme diverse di oppressione: morale, familiare, politica. Anche Javier Bardem, pochi giorni fa, aveva parlato della “mascolinità tossica” dei leader mondiali, citando Trump, Netanyahu e Putin. Almodóvar li chiama “mostri”.
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