«Gli artisti devono esporsi politicamente, è un dovere morale. Ritengo che come europei dobbiamo formare uno scudo compatto contro mostri come Netanyahu e Putin: l’Europa non deve mai soccombere a Trump». Pedro Almodóvar ha sempre le idee chiare e nessun timore a esporle, a Cannes si presenta con una spilla con scritto “Free Palestine”, pronto a promuovere a 76 anni il suo nuovo film in concorso Amarga Navidad. Da domani nei cinema italiani è puro meta-cinema: racconta un regista in piena crisi creativa che a sua volta scrive la storia di una regista in piena crisi creativa. Le vite dell’uno e dell’altra si mescolano, come le emicranie, le emozioni, gli incontri, i compagni e i tumulti emotivi. Cinema nel cinema, che vampirizza la realtà e se ne ciba, rischiando di far soffrire chi è davvero protagonista dei drammi che racconta: «In vita mia non credo di aver mai ferito nessuno, almeno non volontariamente, ma conosco bene la responsabilità morale di ciò che si racconta: ci sono autori pericolosi che vampirizzano senza limiti le vite dei loro amici o persone care, proprio come il protagonista di questo mio film». Un film che più corale non si può (nel cast Bárbara Lennie, Leonardo Sbaraglia, Aitana Sánchez-Gijón, Victoria Luengo, Patrick Criado, Milena Smit, Quim Gutiérrez e l’immancabile Rossy De Palma), autobiografico «come Dolor y Gloria, ma qui sono stato molto più severo con me stesso». Non sente di essere in crisi creativa: «L’atto creativo ha lo stesso mistero dell’atto generativo della vita, ma io sto già lavorando al nuovo film, sarà molto più divertente e ci sarà anche un tocco di black humour». Riflette che negli anni Ottanta faceva film «ovviamente molto diversi da questi, più esagerati, ma faccio sempre pellicole che parlano anzi tutto al mio cuore», e si dice felice di essere a Cannes, «un festival per cui quando non potrò più venire, perché non avrò film o per altri motivi, proverò una grande nostalgia. Amo essere qui in concorso, mi esalta». La passione per il cinema, prosegue, «non mi ha mai abbandonato, abita dentro di me da sessant’anni e oggi è più drammatica di ieri. Se una sceneggiatura non mi parla la metto da parte per anni, poi la riprendo magari più avanti, ma sono continuamente in pieno processo e non ho nessuna intenzione di smettere». Tanto meno di lasciarsi intimidire o censurare: «Il silenzio e la paura sono pessimi sintomi della salute della democrazia, significa che si sta sgretolando, per questo gli artisti oggi non devono aver paura di dire la propria e usare il microfono per le cause che contano davvero».
Almodóvar: “Da europei dobbiamo formare uno scudo contro mostri come Netanyahu e Putin”
Il cineasta spagnolo, nel ribadire che esporsi per gli artisti oggi è un dovere morale, presenta in concorso al Festival il suo nuovo Amarga Navidad, da domani…










