Lo scorso marzo, a margine della sessione annuale dell’Assemblea nazionale popolare – il massimo organo legislativo della Repubblica Popolare Cinese (PRC) – è stato pubblicato il 15° Piano Quinquennale (2026-2030). Il testo riflette quanto già anticipato da diversi analisti in occasione della quarta sessione plenaria del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), nell’autunno del 2025. Gli studiosi anticipavano la centralità dell’innovazione tecnologica come dominio fondamentale per raggiungere la cosiddetta “sostanziale modernizzazione socialista” prevista per il 2035, anche in virtù di un aumento della spesa in ricerca e sviluppo pari al 3% del Pil.

Il 15° Piano Quinquennale pone, in effetti, notevole enfasi sul ruolo dell’intelligenza artificiale, scelta strategica già palesata nel 14° Piano (2021-2025). Nel documento, l’IA veniva infatti definita come la tecnologia chiave per sostenere il progresso economico del Paese.

Sebbene alcuni studiosi abbiano messo in evidenza come lo sviluppo dell’IA in Cina debba essere considerato un fenomeno dal basso piuttosto che top-down, la rilevanza del discorso politico e delle proposte di governance continua a ricoprire un ruolo centrale, soprattutto da una prospettiva retorica. In quest’ottica, il Partito-Stato va interpretato come l’unico agente incaricato, da un lato, di promuovere e sostenere uno sviluppo tecnologico privo di conseguenze negative per la società e, dall’altro, di rafforzare l’autorevolezza della Cina sia a livello nazionale che internazionale.