di
Cesare Bechis
I genitori sono venuti a conoscenza della comparsa su un profilo social di possibili insulti ricevuti dalla figlia per il suo aspetto fisico
A diciotto anni si lancia dal balcone di casa e si uccide. È accaduto l’11 maggio scorso ad Avetrana, in provincia di Taranto.La lettera d’addio lasciata su un tavolo non spiega le ragioni del gesto estremo, la ragazza ringrazia soltanto quanti le hanno voluto bene. La mancanza della ragione che l’ha spinta a togliersi la vita ha lasciato ancor più distrutti i genitori che non si danno pace e continuano a domandarsi quale sia l’interpretazione corretta della decisione della figlia.
Una spirale di dubbi li ha avvolti dopo essere venuti a conoscenza della comparsa su un profilo social di possibili insulti ricevuti dalla ragazza per il suo fisico. Se vera, questa circostanza vorrebbe dire che atti di bullismo e body shaming avrebbero fatto precipitare la diciottenne studentessa dell’ultimo anno di un liceo classico in un profondo stato di malessere psicologico. Del quale, però, nessuno se ne sarebbe accorto né, a quanto pare, tra gli amici né in famiglia né tra i compagni di classe. La famiglia ora si è affidata all’avvocato Cosimo Micera perché li aiuti a fare piena luce sul suicidio della figlia.Il legale dovrà setacciare i social, parlare con amici, parenti e compagni di scuola, dialogare con la procura di Taranto che sin dal primo momento ha aperto un fascicolo e sequestrato il cellulare della ragazza. I funerali si sono svolti il 12 maggio e domani, 21 maggio, ci sarà nella chiesa madre di Avetrana una messa e il parroco don Cosimo Sternativo vorrà parlare ai ragazzi che la affolleranno. L’avvocato mira a individuare se e da quali ambienti siano arrivati gli insulti e le offese legate all’aspetto fisico della 18enne per riuscire a fornire ai genitori il senso del gesto compiuto dalla figlia al ritorno di un giorno di scuola come un altro.






