«Mio fratello si è ucciso per colpa dei bulli che lo perseguitavano». La denuncia, nero su bianco, è contenuta in una lettera inviata al ministro Valditara e alla premier Meloni. Paolo, 15 anni, era finito nel mirino dei compagni di scuola che lo prendevano in giro considerandolo diverso, fragile e sensibile. Anche i suoi successi a scuola davano fastidio. Un incubo che andava avanti da tempo. Messaggi, scherzi, insulti e chissà quali ferite provocate da parole taglienti. Alla fine Paolo non ha retto. L’altra mattina ha usato la corda di uno “strummolo”, la trottola napoletana, per togliersi la vita nella sua cameretta a Santi Cosma e Damiano, piccolo paese di neanche settemila abitanti nel sud della provincia di Latina. L’allarme è scattato poco dopo le 7, per il giovane non c’è stato nulla da fare. La Procura di Cassino ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia: l’ipotesi è istigazione al suicidio. La famiglia vuole risposte, il fratello ha inviato una lettera al ministro Giuseppe Valditara e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni sottolineando le denunce inascoltate per il bullismo subito dal giovane. Il pm Maria Beatrice Siravo coordina i carabinieri che stanno ricostruendo le ultime ore del quindicenne, con particolare attenzione alla serata precedente. Nelle chat di classe il ragazzo avrebbe scritto un messaggio dal tono apparentemente leggero, chiedendo agli amici di «conservargli un posto in prima fila». Una frase che gli inquirenti stanno contestualizzando.