Una delle chat Whatsapp rimaste sul cellulare della madre della vittima restituisce l’incubo della figlia, quindici anni appena. È il 19 marzo, una settimana fa, e il suo ex fidanzato – un diciottenne di origini ecuadoriane che ha lasciato da poco – le rovescia addosso il suo odio. E la sua violenza. «All’inizio quando ho scoperto di quello, stavo venendo là con un machete, ma per tutti e due», è la prima minaccia, riferita a un presunto nuovo fidanzato della giovane. «Ti volevo ammazzare», «ti volevo accoltellare ma mi hanno fermato», rincara la dose il ragazzo. Che in qualche modo riesce ad avere una nuova possibilità di vederla, un ultimo «incontro chiarificatore» dopo altri tre che già ci sarebbero stati nelle ultime settimane.

L’appuntamento è per mercoledì, all’ora di pranzo. Il diciottenne parte da casa e si sposta a Peschiera Borromeo, a qualche chilometro dal paese in cui vive. È lì che attende la quindicenne, che invece abita nel Varesotto. E la aspetta con un’accetta nascosta sotto il giubbotto e il cappuccio tirato sulla testa. È un passante a notarlo e ad allertare i carabinieri, che intervengono e bloccano subito il giovane: sotto la giacca gli viene trovata e sequestrata l’arma, con una lama lunga dodici centimetri e larga sedici.