Un progetto miliardario, l’idea di un “clone digitale” e un accordo che avrebbe potuto cambiare il rapporto tra influencer e intelligenza artificiale. Oggi, però, di quella trattativa che coinvolge Khaby Lame e Rich Sparkle Holdings sembra essere rimasto soprattutto il silenzio.

Lo scorso gennaio si parlava di un’operazione imponente: il tiktoker più seguito al mondo, oltre 160 milioni di follower costruiti senza dire una parola, sarebbe potuto entrare nel capitale della società fino a una quota vicina al 41%, cedendo in cambio i diritti sulla propria immagine per sviluppare una versione digitale di sé basata sull’intelligenza artificiale. Un sistema pensato per moltiplicare contenuti e guadagni, sfruttando anche la rete di altri creator internazionali, con numeri potenzialmente enormi sia in termini di pubblico che di ricavi.

Sulla carta, un ecosistema da oltre 700 milioni di follower complessivi e con proiezioni che arrivavano a diversi miliardi di dollari. Un modello che spingeva ancora più in là il confine tra persona reale e identità digitale, trasformando l’immagine di un creator in un asset finanziario replicabile. Poi, però, la traiettoria si è interrotta. Dopo l’annuncio iniziale e una valutazione da quasi un miliardo di dollari legata all’aumento di capitale, il titolo della società ha iniziato a perdere terreno in modo drastico, fino a bruciare oltre il 90% del suo valore in pochi mesi. Una caduta che ha inevitabilmente ridimensionato l’intera operazione.