La notizia su Khaby Lame, annunciata con un comunicato alcune settimane fa e rimbalzata alla velocità del web in tutto il mondo, ha lasciato tutti un po’ esterrefatti, proprio come in una delle sue espressioni tipiche: la star di TikTok, famosa per i suoi video-reaction muti, avrebbe venduto la sua società “per quasi un miliardo di dollari, autorizzando la creazione di un suo gemello virtuale creato con l’intelligenza artificiale”. Così si era detto, ma (abbastanza presto) si è capito che le cose non stavano proprio così. Anche a distanza di giorni, infatti, continuano a emergere dubbi e perplessità su un’operazione che è senz’altro di successo, ma che non è priva di zone grigie, anche secondo gli stessi operatori della finanza.Cosa sappiamo (davvero) sull'operazioneLa storia parte dall’annuncio di Rich Sparkle Holdings, società con sede a Hong Kong e quotata al Nasdaq come ANPA, che aveva comunicato in pompa magna l’acquisizione di Step Distinctive Limited, la società che gestisce il core business di Khaby Lame.L’operazione è strutturata come un all-share agreement: non c’è un passaggio di liquidità, solo di azioni. Il valore dichiarato è 975 milioni di dollari, a fronte di 75 milioni di azioni ordinarie emesse da Rich Sparkle in favore dei venditori.Tra questi venditori figura proprio Lame, che controlla (o controllava) il 49% di Step Distinctive e che resterà alla guida operativa del progetto. Non a caso, sul suo profilo Instagram ora compare ANPA come riferimento societario.Il punto cruciale, però, è che l’incasso di Lame è teorico e dipende dall’andamento del titolo in Borsa. Le oscillazioni successive all’annuncio hanno portato a ipotizzare una valorizzazione superiore ai 3 miliardi di dollari per la sua quota. Ma si tratta di una cifra “volatile”, legata appunto alla capitalizzazione.Non solo: se il controllo effettivo dovesse passare ai nuovi azionisti (cioè ai venditori di Step Distinctive), il Nasdaq potrebbe considerare Rich Sparkle come una “nuova società” imponendo una nuova domanda di quotazione; l’intero accordo è subordinato a una valutazione minima di 900 milioni di dollari per Step Distinctive, sotto alla quale il deal potrebbe decadere, segno che – nonostante l’entusiasmo – l’operazione non è ancora definitivamente blindata.La trasformazione lampoAl centro dell’accordo c’è – come abbiamo – detto Rich Sparkle Holdings, società finora pressoché sconosciuta, quotata al Nasdaq solo a luglio 2025 e che aveva raccolto fondi vendendo 1,25 milioni di azioni a 4 dollari ciascuna (l’anno prima aveva incassato meno di 6 milioni di dollari, come riporta Forbes). Rich Sparkle Holdings ha inevitabilmente legato il suo destino alla potenza mediatica del creator più seguito al mondo e descritto l’operazione come più di una semplice acquisizione azionaria: “È una rivoluzione nel modello globale di e-commerce dei contenuti, che combina l’influenza globale di Khaby con capacità operative industriali”.Sulla carta, si tratta di una convergenza perfetta tra social e finanza. Nella pratica, questa operazione non risulta del tutto chiara, almeno stando ad alcuni osservatori internazionali.Il primo punto critico riguarda proprio la metamorfosi societaria: l’avvocata statunitense Brenda Hamilton, specializzata in diritto dei mercati finanziari, ha evidenziato come il cambio di attività dichiarata e l’emissione massiccia di azioni in tempi rapidi possano rappresentare un campanello d’allarme. Quando una società cambia pelle troppo in fretta, passando da un business all’altro, il rischio è che il mercato non riesca a valutare correttamente i fondamentali.In altre parole: quanto vale davvero l’operazione? E su quali basi si fonda la valutazione?Il rischio hypeDopo l’annuncio, il prezzo delle azioni di Rich Sparkle è salito di oltre il 650%, raggiungendo i 180,64 dollari il 15 gennaio. Secondo Forbes, il patrimonio di Khaby Lame, carte alla mano, è salito di 6,6 miliardi di dollari grazie all’aumento del titolo, ma poiché la divulgazione di informazioni di società straniere è limitata, non è chiaro se abbia venduto le azioni quando i prezzi hanno raggiunto il massimo storico. Successivamente, il loro valore è crollato del 77%.Il noto investitore Jim Chanos (fondatore di Kynikos Associates e famoso per aver previsto il crollo di Enron prima che avvenisse) ha evocato uno scenario già visto: piccole società con flottante limitato che registrano impennate rapide grazie all’entusiasmo del mercato, salvo poi correggere bruscamente. Prima la corsa all’acquisto alimentata dalla narrazione, e poi il rischio di un rientro violento quando l’attenzione cala. Prima l’hype, poi la volatilità. E gli esperti ritengono che la valutazione dipenda troppo dalla popolarità di Khaby Lame su TikTok, con conseguenti rischi per gli investitori.Creator economy vs. mercato regolatoIl punto non è il valore di Khaby Lame come fenomeno creativo e imprenditoriale. Anzi: il tiktoker ha già dimostrato di saper trasformare la viralità in un impero globale fatto di endorsement, collaborazioni e licenze. Ma portare quel capitale simbolico dentro un apparato finanziario quotato significa sottoporlo a logiche (molto) diverse, fatto di numeri, prospetti, bilanci. Quando questi due universi si incontrano, il cortocircuito è possibile.Quanto vale, concretamente, una community quando deve sottostare a un titolo quotato? Quanto è solida una valutazione che incorpora engagement, notorietà e viralità come driver principali? Come spesso accade quando i due mondi si toccano, l’entusiasmo è immediato. La verifica, meno.La questione dell'avatarC’è poi un altro aspetto che ha stupito e sollevato moltissime domande: il fatto che in questo accordo Khaby Lame abbia autorizzato espressamente l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per creare un suo gemello virtuale, concedendo alla società il diritto di impiegare i suoi dati biometrici per sviluppare un avatar digitale capace di produrre contenuti, interagire e operare commercialmente in più lingue e mercati (con focus su Stati Uniti, Medio Oriente e Sudest asiatico).“La cessione dell’immagine a fini commerciali è una pratica consolidata”, commenta a Wired Italia l’avvocato cassazionista Antonino Polimeni, esperto di diritto di Internet, AI e Privacy: “Qui la vera novità è un’altra: non si parla solo di sfruttamento dell’immagine, ma di utilizzo dei dati biometrici per la creazione di un gemello digitale”.Si tratta, secondo il legale, di una differenza sostanziale. “Fino a oggi, nel nostro ordinamento e, più in generale, nei sistemi di civil law, c’era una corrispondenza quasi assoluta tra persona, immagine e atti compiuti da quella persona. L’immagine rappresentava, ma non agiva. Ora, invece, si crea un’entità che può parlare e produrre contenuti, potenzialmente anche senza la presenza fisica del soggetto originario”.È chiaro che non si tratta (più) solo di vendere la propria immagine per uno sfruttamento commerciale. “I dati biometrici sono l’elemento più intimo e identificativo che abbiamo. Sono ciò che ci rende riconoscibili in modo univoco. È un salto qualitativo enorme rispetto alla semplice licenza di immagine. Sul piano strettamente giuridico c’è nulla che impedisca la cessione dello sfruttamento economico, forse perché ancora non ci eravamo posti il problema. Ma a questo punto bisognerà capire chi controllerà l’avatar e chi prenderà le decisioni operative. Finché il soggetto resta azionista di peso nella società, mantiene un’influenza. Ma se nel tempo dovesse cedere quote o perdere il controllo, potrebbe trovarsi con un gemello digitale che agisce sotto la regia di un ente terzo?”.Un avatar basato su dati biometrici, infatti, potrebbe teoricamente continuare a esistere per sempre. E sopravvivere al suo stesso “creator(e)”. E “questo apre scenari inediti: attori che continuano a recitare anche dopo la morte, pubblicità con testimonial cristallizzati nel tempo, performance generate unicamente dall’intelligenza artificiale, magari con persone che nella vita reale non sanno neanche recitare”. Il rischio – o la trasformazione, a seconda dei punti di vista – è che insomma anche la capacità performativa venga progressivamente trasferita all’AI: non conterà più solo il talento, ma la potenza del modello digitale che lo replica.Conclude l’avvocato: “Siamo probabilmente davanti alla prima operazione di sfruttamento commerciale sistematico dei dati biometrici su questa scala. Non è illegale, ma è una svolta culturale prima ancora che giuridica”.
Khaby Lame, da creator a clone digitale? Scommesse e rischi dell'operazione che rappresenta una “svolta culturale”
L'operazione che monetizza il gemello digitale della star di TikTok mette alla prova trasparenza e regole di mercato, ma anche i confini giuridici della “persona”. Quale sarà la prossima definizione di talento?








