Sono stati assolti dal giudice Gabriele Marasco, della prima sezione penale del Tribunale di Foggia, «perché il fatto non sussiste» i due coniugi albanesi di 54 e 52 anni accusati di maltrattamenti nei confronti della nuora convivente, loro connazionale, di 32 anni. I fatti denunciati dalla vittima sarebbero avvenuti in un periodo compreso tra l’agosto del 2018 e il maggio del 2020. Stando a quanto denunciato dalla 32enne, rimasta a convivere con i suoceri dopo la morte del marito (figlio dei due imputati), marito e moglie avrebbero sottoposto la nuora a vessazioni rendendole insostenibile la convivenza familiare. In più occasioni si sarebbero rivolti a lei con termini dispregiativi ed offensivi, impedendole di avere rapporti con i propri familiari e di uscire di casa da sola, ma soltanto in compagnia di un membro della loro famiglia. La donna sarebbe stata costretta, stando alla denuncia, a cucinare, pulire l'abitazione, e minacciata di perdere l’affidamento dei figli se avesse deciso di allontanarsi dalla loro abitazione o se non avesse sposato, in seconde nozze, il fratello del marito defunto. Gli imputati erano accusati di aver chiuso a chiave la dispensa contenente cibo e scaraventato a terra il telefono della vittima, oltre ad esigere la consegna dei risparmi della donna custoditi su un libretto postale. I due coniugi sono stati rinviati a giudizio nel 2020. «Ho difeso in un lungo dibattimento i coniugi albanesi residenti stabilmente in Italia da 30 anni -dice il legale difensore dei coniugi, l’avvocato Michele Sodrio -. E’ emerso dal dibattimento che l’uomo ha sempre avuto un atteggiamento da padre-padrone ma la mia tesi difensiva, accolta dal giudice con la sentenza, era appunto che l’atteggiamento patriarcale di per sé non può essere considerato un delitto, se non ci sono prove di evidenti e sicuri maltrattamenti. Sono soddisfatto dell’assoluzione perchè è una sentenza giusta ed equilibrata. Di sicuro il patriarcato è un atteggiamento arcaico ed esecrabile, ma va ricondotto a fenomeno sociale e non penale. Dopo la denuncia la vittima è stata trasferita con i due figli in una casa protetta e si è costituita parte civile».