Temporeggiamo, in media, fra i 52 ed i 74 giorni prima di cambiare fornitore

Roma, 20 mag. – In Italia c’è una frase che molti pronunciano spesso: “Poi ci penso”. Applicata all’economia domestica, questa abitudine ha un controvalore economico molto concreto: 1,3 miliardi di euro. Tanto ci è costata l’indecisione, solo nell’ultimo anno, quando si è trattato di cambiare fornitore; il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca mUp Research* e presentata in occasione dell’evento “Quanto ci costa rimandare. Il danno economico dell’indecisione” organizzato in collaborazione con Consumerismo No Profit.

Quanto tempo occorre per cambiare fornitore

Quando si chiede loro quali siano le spese domestiche su cui vogliono risparmiare, i consumatori hanno le idee chiare: bollette della luce (64%), del gas (54%) ed RC auto (53%). Altrettanto chiaro è che il modo più efficace per farlo è cambiare fornitore (66%). Eppure, come confermato dall’indagine, gli italiani tendono a rimandare la scelta tanto è vero che, da quando si matura l’idea di cambiare fornitore a quando effettivamente si firma il nuovo contratto, in media rimandiamo per un periodo compreso fra i 52 ed i 74 giorni, ma in alcuni casi il tempo impiegato supera addirittura l’anno.