di
Daniele Manca
Il ceo: «L’80% dei 2,2 miliardi di margine arriva infatti dalla remunerazione delle nostre infrastrutture. Solo 400 milioni dalle bollette»
Allora, queste bollette?«Sono alte».Questo lo sanno bene famiglie e imprese.«E anche noi».E allora?«E allora, non si pensi che basti qualche provvedimento emergenziale per abbassarle strutturalmente, ci si esporrebbe a delle delusioni. Il sollievo sarà momentaneo, che per carità, è utile per andare incontro ai più fragili e alle imprese, come si conviene a un Paese che tiene ai suoi cittadini. Ma non è risolutivo».Ripeto e allora?«Vede, l’energia, l’elettricità vanno affrontate per quello che sono e soprattutto per quello che sono diventate nell’era delle rinnovabili: delle infrastrutture. Per cambiare una tendenza, per invertirla, serve grande lucidità e visione che va ben oltre quello che accade il mese o l’anno prossimo. È meno difficile di quello che sembra».
Sarà meno difficile, ma non facile?«Non ho detto che sia facile. Ma basterebbe applicare quello che il governo ha scritto nel Piano nazionale integrato energia e clima, che non a caso è un piano decennale, come si deve quando si parla di infrastrutture. Lo sguardo lungo è tutto».Renato Mazzoncini è stato appena riconfermato alla guida di A2A, la seconda azienda elettrica (e non solo) in Italia, una delle maggiori utility europee. E di sguardo lungo se ne intende. Eravamo ancora in tempi di Covid, nel gennaio del 2021, quando annuncia per la prima volta forse al mondo, un piano aziendale non triennale come si era abituati allora ma nientemeno che decennale. Il mercato viene sorpreso ma a giudicare dai risultati, considerare l’elettricità per quello che è, una infrastruttura appunto, ha pagato. Del resto, pochi ricordano che dopo la laurea al Politecnico di Milano (dove oggi ha una cattedra a contratto), entrato in Ansaldo segue a Copenaghen uno dei primi progetti di metropolitana completamente automatizzata. Gestisce poi aziende di trasporto pubblico fino a diventare amministratore delegato delle Ferrovie nel 2015, esempio massimo di infrastruttura per un Paese. Fino allo sbarco in A2A nel 2020 in piena era Covid. E a sei anni di distanza può vantare un margine operativo di fatto raddoppiato.«Ma non è certo perché sono fortunato o perché come qualcuno pensa crescono i prezzi dell’energia e noi guadagniamo…».







