Elevando le relazioni tra India e Italia al rango di Partenariato strategico speciale, Modi e Meloni hanno firmato 15 accordi bilaterali, il tutto incorniciato nell’attuazione del Piano d’azione strategica congiunto 2025-2029
C’è il meraki, il gambaru e anche il parishram. Ovvero la forma indiana per declinare il concetto di “duro lavoro”, “impegno costante”, “fatica”. Parishram è parola molto utilizzata in India, dice Giorgia Meloni nel suo intervento a Villa Pamphilj dove ha ricevuto il premier indiano Narenda Modi. E lo fa per cerchiare in rosso un concetto, su tutti: quello del duro lavoro come chiave del successo. “Noi siamo abituati a costruire così le nostre relazioni, con un duro lavoro che però alla fine diventa successo”, spiega dinanzi a un Modi che ha portato in dono un pacco di caramelle Melody. Le relazioni fra Italia e India non sono mai state così forti, come dimostra il fatto che questo è stato in assoluto il settimo incontro tra i due e che è la prima missione ufficiale nella capitale italiana di un Primo Ministro indiano negli ultimi 26 anni.
Il parishram per una sana reciprocità
Primo concetto sottolineato da Meloni è stato quello della reciprocità tra due sistemi produttivi che “dimostrano crescente interesse l’uno per l’altro, come dimostra il fatto che nell’ultimo anno abbiamo celebrato tre business forum Italia-India”. Certamente a fare da collante c’è anche un rapporto personale sui generis, caratterizzato da una forte empatia: per cui il principale obiettivo è la crescita del già solido interscambio commerciale fino a 20 miliardi di euro, dagli attuali 14 entro il 2029. Un utile strumento per raggiungere questa meta è l’accordo di libero scambio sottoscritto tra Unione europea e India.











