I fondi del Pnrr non sono bastati a sanare un ritardo cronico. E si avvicina la scadenza delle licenze per le frequenze, l’asta nel 2018 portò nelle casse dello Stato 6,5 miliardi. Le telco non vogliono più sborsare soldi, la spunteranno? Intanto parte la battaglia legale fra Tim, Fastweb e Inwit. E l’Antitrust vuole vederci chiaro sui nuovi accordiÈ un romanzo a puntate senza fine quello del 5G all’italiana. La quinta generazione mobile, tenuta a battesimo nell’ormai lontano 2019, e annunciata come determinante per colmare i gap territoriali e per la digitalizzazione delle imprese, si è impantanata fra promesse mancate, burocrazia e ostracismo. Come se non bastasse si è appena aperto un nuovo capitolo della saga: quello delle battaglie legali e della discesa in campo dell’Antitrust. Per non parlare della questione del rinnovo delle frequePer continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Mila FiordalisiGiornalista professionista, esperta di telecomunicazioni, space economy e innovazione digitale è stata Direttrice di CorCom e Spaceconomy360. Nel 2023 si è aggiudicata il premio come miglior giornalista digitale dell’anno nell’ambito della prima edizione del Premio Nazionale “Comunicazione costruttiva”, ideato e assegnato dalla Fondazione Pensiero Solido. Nel 2017 il Riconoscimento speciale nell’ambito della Campagna sull’efficienza energetica “Italia in Classe A” promossa dal Ministero dello Sviluppo Economico e dall’Enea, nel 2011 il Premio giornalistico Anfov, nel 2002 il Cisco Web Award per la categoria settimanali e periodici di informazione e nel 1999 il Premio Giornalistico Smau. Laurea in Lingue e letterature straniere si è successivamente diplomata alla Scuola di Giornalismo Luiss “Guido Carli”.
Il bluff del 5G italiano, ennesimo monumento delle occasioni perdute
I fondi del Pnrr non sono bastati a sanare un ritardo cronico. E si avvicina la scadenza delle licenze per le frequenze, l’asta nel 2018 portò nelle casse dello Stato 6,5 miliardi. Le telco non vogliono più sborsare soldi, la spunteranno? Intanto parte la battaglia legale fra Tim, Fastweb e Inwit. E l’Antitrust vuole vederci chiaro sui nuovi accordi






