In Italia Tim e Fastweb+Vodafone hanno deciso di unire le forze per tentare di dare un colpo di acceleratore all’infrastrutturazione 5G, mentre è ancora tutto da capire come andrà a finire con il rinnovo delle licenze per le frequenze. In Europa, invece, resta in sospeso il dossier Digital networks act, il cui esito è determinante per il futuro del settore delle telecomunicazioni.Il ritardo sulla roadmap delle reti standalone (il “vero” 5G e ossia quello che non utilizzerà più le reti 4G) è un dato di fatto. E le incertezze sul cammino europeo e nazionale non contribuiscono certo a migliorare la situazione e a spingere gli investimenti. Ecco allora che Tim e Fastweb+Vodafone si alleano per aggirare uno dei principali ostacoli: la difficoltà di mettere in campo risorse.Cosa prevede l'accordo fra Tim e Fastweb+VodafoneLe due società hanno siglato un accordo preliminare (il definitivo è previsto entro metà anno fatte salve le autorizzazioni da parte del ministero delle Imprese e del Made in Italy e delle due autorità Agcom e Antitrust) che punta alla cooperazione per lo sviluppo delle reti di accesso mobile attraverso un modello di Radio access network (Ran) sharing. In sostanza stop alla duplicazione delle reti e la realizzazione di circa 15.500 siti entro il 2028.“Il progetto rappresenta un importante passo avanti nell’uso efficiente delle infrastrutture esistenti e consentirà di realizzare una copertura 5G più ampia e sostenibile”, si legge nella nota che annuncia la sottoscrizione dell’accordo che “prevede che ciascun operatore possa utilizzare nelle aree interessate, l’infrastruttura di accesso radio-mobile dell’altro, evitando duplicazioni infrastrutturali. Le efficienze consentiranno di estendere la copertura delle reti 5G ad alte prestazioni ad aree a bassa densità poco servite, migliorando l’inclusione digitale e la qualità del servizio per famiglie e imprese”. E benefici sono attesi anche sul fronte ambientale.Le aziende ci tengono a puntualizzare che sarà mantenuta “piena autonomia commerciale e indipendenza tecnologica”, ma che l’accordo sarà determinante per “liberare risorse per nuovi investimenti nella tecnologia mobile di nuova generazione”. Sul fronte delle questioni societarie dal 1 gennaio 2026 Fastweb e Vodafone Italia sono diventate un’unica realtà a seguito del completamento del processo di integrazione avviato un anno fa (sotto il profilo commerciale continueranno a essere utilizzati i brand Fastweb, Vodafone e Ho e per l’identità aziendale continuerà ad essere utilizzato il brand corporate Fastweb+Vodafone).La resistenza dei ComuniSecondo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alessandro Morelli, capo dipartimento Telecomunicazioni della Lega, l’accordo va nella giusta direzione ma bisogna intervenire anche ad altri livelli. “Il necessario via libera da parte di Mimit, Autorità garante della concorrenza e del mercato e Agcom deve andare di pari passo con una forte semplificazione delle procedure a livello locale. Proprio per questo nella scorsa legislatura avevo presentato una proposta di legge, conosciuta come ‘Mr Antenna’, per istituire presso gli enti locali un Responsabile unico del procedimento per le installazioni di telecomunicazione e per i rapporti con le società del settore. Un modello che consentirebbe di ridurre tempi autorizzativi, contenziosi e incertezze, favorendo una pianificazione ordinata e trasparente delle infrastrutture”, afferma Morelli. “Se vogliamo colmare il divario digitale e garantire una copertura 5G di qualità anche nei comuni più piccoli – aggiunge – dobbiamo affiancare accordi industriali virtuosi a regole chiare, tempi certi e responsabilità definite. È una sfida strategica per la competitività del Paese e la Lega continuerà a lavorare in questa direzione”.Il nodo del rinnovo delle licenze 5GRiguardo alla questione del rinnovo delle licenze per le frequenze 5G (la scadenza è il 31 dicembre 2029) il nodo è ancora da sciogliere. "Il rinnovo non può essere automatico, ma sullo spettro va evitato un approccio di cassa da parte del Governo, purché le Telco si impegnino inderogabilmente a fare precisi investimenti, sui quali stiamo già lavorando”, ha detto il Sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti in occasione dell’annuale Forum Asstel lo scorso 18 novembre.“Sono convinto – ha poi aggiunto Butti – che l’Agcom condivida l’approccio regolato. L’opzione sarà mista, è importante che il tavolo che già sta lavorando arrivi a una conclusione con la massima soddisfazione per tutti. Ora bisogna investire sul futuro, aiutando un settore che oggettivamente ha difficoltà. Gli operatori Tlc, che alla scorsa asta delle frequenze hanno sborsato 6,5 miliardi di euro, non hanno avuto più i fondi e le risorse necessarie per investire nel futuro. Questo è un problema serio”.L’orientamento di AgcomL'Agcom lo scorso giugno ha avviato una consultazione pubblica sulle opzioni regolamentari e stando a quanto riferito da Radiocor lo scorso 10 dicembre l’Autorità avrebbe dato un primo via libera sul rinnovo gratuito dei diritti d'uso a fronte di investimenti da parte degli operatori (una delle opzioni sul piatto) nelle reti 5G standalone con precisi obblighi di copertura.Un'approvazione frutto sia delle preferenze dei soggetti che hanno partecipato alla consultazione, sia tenendo conto delle best practice europee che privilegiano l'estensione dei diritti d'uso in cambio di impegni infrastrutturali rispetto all'espletamento di nuove procedure competitive onerose.Il rinnovo riguarda le frequenze nelle bande 800, 900, 1400, 1800, 2100, 2600 e 3400-3600 MHz, nonché la proroga per la banda 28 GHz, fino al 31 dicembre 2037. E sempre secondo quanto riferisce Radiocor si va verso l’imposizione di un obbligo di accesso wholesale rafforzato (inclusivo di spectrum sharing e network slicing) a carico degli operatori con maggiore dotazione di spettro, ossia Fastweb-Vodafone, Tim e WindTre, a beneficio dei soggetti con minore spettro, alias di Iliad che ha in pancia appena 70 Mhz – e degli operatori mobili virtuali (Mvno). È attesa ora la nuova consultazione di Agcom, la terza, per indagare gli aspetti più tecnici e definire nel dettaglio la questione dell'obbligo di accesso rafforzato. Dopodiché si procederà con l’invio del parere al Mimit.Ma l’operazione non sarebbe a costo zero. Secondo quanto riferisce Il Sole24Ore per lo Stato il rinnovo agevolato genererebbe un mancato introito per 500 milioni di euro l’anno per 8 anni, per un totale di 4 miliardi di euro. Gli operatori sostengono che il mancato incasso sarebbe compensato dagli effetti economici degli investimenti ma la Ragioneria dello Stato non sarebbe di questa opinione tant’è che la misura non è stata inserita in legge di Bilancio.Asstel spinge sul rinnovo non onerosoLo scorso 11 dicembre dopo l’incontro tra i ministeri coinvolti, il dipartimento per la Trasformazione digitale, le organizzazioni sindacali e Asstel, il presidente dell’associazione di Confindustria Pietro Labriola ha ribadito che “servono regole eque e chiare per attrarre investimenti, condizioni favorevoli allo sviluppo infrastrutturale, un sistema più semplice e trasparente per il rinnovo delle frequenze, il riconoscimento del settore come industria ad alta intensità energetica, interventi strutturali per il comparto dei call center e politiche industriali che sostengano formazione continua e nuove forme di flessibilità del lavoro”. E ha accesso i riflettori proprio sul 5G in quanto “abilitatore fondamentale per le imprese italiane e per la crescita economica. L'allocazione dello spettro non e' solo una questione tecnica, ma anche industriale e strategica”.