Come finirà la partita delle frequenze 5G in Italia? Gli operatori di telecomunicazioni ne fanno una questione (quasi) di vita o morte. Incute timore la deadline del 31 dicembre 2029, quando oltre il 73% delle licenze per lo spettro radio andrà in scadenza. Sembra una data lontana, ma cercare di capire già ora quali sono le intenzioni del governo è fondamentale. I ricavi languono, bisogna investire sul 5G standalone (SA), cioè quello capace di operare in modo autonomo, senza doversi appoggiare all'infrastruttura 4G/LTE. Per questo, sborsare cifre a nove zeri come nell’ultima tornata del 2018 – l’asta per le frequenze 5G costò alle telco oltre 6,5 miliardi di euro – non è pensabile.Per Asstel serve una logica industriale“Servono scelte rapide e chiare”, sottolinea a Wired Italia Laura Di Raimondo, direttrice generale di Asstel, l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore delle telecomunicazioni e che è presieduta dall'amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola. “Innanzitutto occorre parlare di una nuova logica industriale, e non di un’operazione meramente fiscale, che metta al centro gli investimenti. Perciò le allocazioni non onerose devono essere collegate a una chiara traiettoria di sviluppo che riguardi reti Vhcn (quelle ad altissima capacità, ndr), 5G standalone, backbone, edge, sino all’efficientamento energetico”.La soluzione, per Asstel, passa attraverso la non onerosità delle frequenze, ossia sulla gratuità delle risorse. E peraltro si sta muovendo in questa direzione anche la Commissione europea: il Digital networks act indica come opzione preferenziale la durata illimitata di default a fronte di garanzie sugli investimenti, nonché la possibilità di una revisione dei diritti d’uso sulla base delle mutanti condizioni di mercato.Si punta inoltre al 100% di utilizzo dello spettro disponibile: le telco che hanno in capo le frequenze non potranno lasciarle “congelate” e dunque nel caso di mancato utilizzo dovranno condividerle con i concorrenti che ne dovessero aver bisogno. “Lo spettro radio rappresenta un fattore abilitante per lo sviluppo digitale del Paese e per la competitività europea – continua Di Raimondo –. Se non si farà questo, il rischio concreto è di compromettere la sostenibilità industriale dell’intera filiera delle telecomunicazioni”. Di qui la richiesta di un tavolo istituzionale per affrontare le priorità del settore e l’assegnazione delle frequenze è uno dei temi più urgenti.Agcom punta a chiudere il dossier entro l’annoAl dossier frequenze lavora anche l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che spiega a Wired Italia l’iter che avremo di fronte nei prossimi mesi. Entro l’estate è prevista una nuova e ultima consultazione pubblica dedicata a definire nel dettaglio le misure specifiche, in particolare obblighi di copertura, qualità del servizio (latenza e densità) e condizioni di accesso wholesale, cioè quelle che regolano la vendita all'ingrosso. Solo dopo quest'ultimo confronto con il mercato, l'Autorità potrà determinare il quadro finale di condizioni da associare ai diritti d'uso assegnati. L’obiettivo è chiudere tutto entro fine anno per scongiurare ogni rischio di interruzione dei servizi al 31 dicembre 2029 e allineare tutte le scadenze alla data del 2037. Ed è bene puntualizzare che, al di là del modello che proporrà l'Autorità, non è affatto scontato che lo Stato decida di rinnovare le licenze a costo zero per le telco.La proposta di Iliad che spariglia le carteCapire come verrà ridisegnato il quadro delle frequenze che compongono lo spettro radio per farci passare una quantità maggiore di dati in modo più efficiente è la vera posta in gioco. Dietro c'è un lavoro tecnico apparentemente invisibile, ma enorme. E su questo il fronte delle telco non ha una risposta uniforme e condivisa da tutti i protagonisti del settore. Se è vero che la posizione espressa da Asstel rappresenta il punto di sintesi delle varie esigenze, secondo quanto risulta a Wired Italia ci sarebbe più di una divergenza fra le posizioni che contrappongono Tim, Fastweb+Vodafone e WindTre da una parte e Iliad dall'altra. E anche fra le big 3 la linea d’azione non è condivisa al 100% considerato che ciascuno punta al massimo del risultato e a difendere le proprie risorse.E a proposito di risorse, Iliad ha appena presentato un piano alquanto articolato. La società guidata da Benedetto Levi ha fatto il suo debutto in Italia nel 2018, l’anno dell’asta miliardaria. E in 8 anni ha convinto 13 milioni di clienti fra mobile e fisso, con la prima offerta per la fibra lanciata nel 2022. Va da sé, dunque, che lo scenario di mercato è profondamente mutato e per questa ragione Iliad ritiene di avere tutte le carte in regola per giocare un ruolo di primo piano sul tema delle frequenze.La proposta appena presentata da Iliad è stata supportata da analisi di esperti, fra i quali Nicola Pasquino, professore di Misure per la compatibilità elettromagnetica presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia industriale presso la Luiss Guido Carli e Davide Quaglione, professore ordinario di Economia industriale presso l’Università degli Studi “G. D'Annunzio” di Chieti-Pescara.Quattro i pilastri della proposta del quarto operatore mobile: più frequenze per il futuro (valutare l’utilizzo di porzioni di spettro ancora sottoutilizzate), più potenza al segnale della rete (allineare i limiti elettromagnetici agli standard europei); più investimenti per il paese (indirizzare le risorse per favorire lo sviluppo tecnologico e la crescita del Paese); più qualità per tutti (condizioni e regole eque che garantiscano concorrenza). E cosa importante, Iliad ha presentato una proposta di riallocazione delle frequenze in capo a tutti gli operatori.La proposta di allocazione delle frequenze avanzata dall'operatore Iliad
In Italia si aggira lo “spettro” delle frequenze 5G, scatenando i primi attriti fra gli operatori. Come andrà a finire?
La scadenza delle licenze è il 31 dicembre 2029, così Agcom sta lavorando a un piano che punta alla riallocazione gratuita a patto di investimenti serrati nel 5G. Una posizione sostenuta da Asstel, ma secondo Iliad le risorse andrebbero ripartite “equamente”






