L’Authority per le comunicazioni ha aperto ufficialmente le danze sull’allungamento delle frequenze per le telecomunicazioni e adesso anche il governo e la maggioranza in Parlamento si preparano a intervenire. È una partita da miliardi di euro per gli operatori mobili che, gravati negli anni dal sistema delle aste, chiedono alla politica di prorogare o almeno rinnovare i diritti d’uso in scadenza a fine 2029.

Con una nuova consultazione pubblica lanciata nei giorni scorsi dopo quella che si è svolta lo scorso giugno, l’Agcom apre a questa possibilità pur proponendo in realtà due ipotesi tecniche per le frequenze Lte, ex Gsm, ex Umts, ex Wimax e banda L. Scenari che al ministero delle Imprese e del made in Italy stanno già studiando nel dettaglio e, a cascata, c’è da aspettarsi l’arrivo di emendamenti n Parlamento dopo quelli già presentati lo scorso anno, senza esito, per sancire una maxi-proroga a costo zero.

La prima opzione

La gestione delle frequenze tlc in scadenza è un tema di grande attualità a livello europeo e alcuni Stati, come Germania, Francia e Spagna si sono già attivati per allungare i termini. Dagli operatori storici italiani - Tim, Fastweb-Vodafone, Wind Tre - è arrivata la richiesta di proroga (cioè senza cambiare le attuali condizioni) o rinnovo (con nuovi obblighi) al 31 dicembre 2037 perché ritenuta congrua a garantire il ritorno degli investimenti già effettuati e la sostenibilità di quelli necessari per l’ulteriore sviluppo delle reti 5G. In questo modo ci sarebbe un allineamento con il termine delle stesse frequenze 5G assegnate con l’asta del 2018. E su questa data si è orientata anche l’Agcom nello schema messo in consultazione. Ma con due opzioni alternative. La prima prevede per le bande da 800 MHz a 3.4-3.6 GHz proroga, rinnovo e gara in maniera combinata e differenziata in base alla situazione delle frequenze interessate. Una porzione verrebbe automaticamente prorogata fino al termine del 2037 (rinnovabili per altri 12 anni), senza variare gli attuali obblighi di copertura e di servizio. Per un’altra scatterebbe il rinnovo alla stessa data, variando gli obblighi. Infine, alla porzione messa a gara (con asta o con beauty contest) sarebbero ammessi sia l’operatore che oggi ha una minore dotazione frequenziale (Iliad) sia eventuali nuovi entranti. I diritti d’uso durerebbero 15 anni allungabili di altri cinque. Per rinnovo o nuova gara i nuovi obblighi di copertura (condivisibili tra più operatori) sarebbero più impegnativi rispetto agli attuali 30Mbit/s nominali in downlink previsti per il 5G e si adotterebbe l’obiettivo fissato proprio per il 5G dalle gare del Pnrr, ovvero velocità effettive nell’ora di punta di almeno 150 Mbit/s in downlink e 30 Mbit/s in uplink. Scatterebbero inoltre obblighi di accesso, su base commerciale, a favore di service provider.