In Europa si è aperto un nuovo fronte di scontro sulle frequenze per le comunicazioni. Ed è sulla banda superiore ai 6 Gigahertz – in dettaglio la porzione 6,425 - 7,125 GHz - che sono puntati i riflettori.
La partita è ancora aperta: il Gruppo per la politica dello spettro radio (Radio Spectrum Policy Group) della Commissione europea sta valutando come e a chi rendere disponibile la banda in questione: dovrà essere destinata agli operatori mobili oppure agli internet provider e agli operatori della fibra? Ossia: dovrà servire per potenziare il 5G e accelerare verso il nuovo standard 6G oppure dovrà sostenere lo sviluppo del wi-fi, standard sempre più utilizzato per la connettività soprattutto quella indoor, all’interno di edifici privati e commerciali ma anche ospedali e stabilimenti manifatturieri (e la lista è ben più lunga)?
Il dibattito si sta facendo caldo e nei giorni scorsi sono state inviate due lettere alla Commissione europea: una a firma delle 12 principali telco mobili europee, inclusa Tim, con l’assist di Connect Europe e Gsma Europe, le associazioni rappresentative del comparto; l’altra conta 58 firmatari fra cui Ftth Council Europe, l’associazione che rappresenta gli operatori Tlc della fibra, e per l’Italia ha firmato Aiip, l’Associazione nazionale degli Internet provider. Nelle missive sono state messe nero su bianco le motivazioni alla base degli appelli per convincere l’Europa a prendere la decisione giusta.






