L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’istruttoria nei confronti di Telecom Italia e Fastweb per verificare se l’accordo siglato tra i due operatori per la copertura 5G in aree a bassa e medio-bassa densità abitativa violi l’articolo 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che proibisce le intese in grado di restringere o falsare la concorrenza nel mercato unico. L’accordo, denominato “Prism”, prevede la condivisione della rete di accesso radio - la cosiddetta Radio Access Network - per la gestione congiunta dell’infrastruttura mobile nelle zone meno popolate del Paese. Secondo l’Agcm, la partnership «appare suscettibile di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza, avente ad oggetto e/o per effetto il coordinamento delle attività di Fastweb e Telecom Italia».

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Le preoccupazioni dell’Autorità riguardano l’ampiezza dell’accordo sotto più profili. Sul piano tecnico, la condivisione comprende «la quasi totalità degli elementi della rete di accesso radiomobile, sia passivi che attivi, nonché l’insieme della dotazione frequenziale» dei due operatori. Le parti condivideranno inoltre «elementi significativi per l’elaborazione delle proprie strategie di radio planning», considerati una delle principali leve competitive nel settore. Sul piano geografico, l’accordo interessa i comuni con meno di 35.000 abitanti, corrispondenti a circa il 90% del territorio nazionale e al 60% della popolazione. Oggi Tim e Fastweb detengono congiuntamente oltre l’80% del mercato dei servizi all’ingrosso di accesso su reti mobili e oltre il 55% del mercato al dettaglio, quota che supera il 70% nel segmento business.