Un passo indietro per l'Italia, uno avanti per l'Europa. Almeno in potenza. Domani, giovedì 21 maggio, l'Eurocamera voterà la direttiva sulle vittime di reato, una legge che punta a rafforzare i diritti delle persone colpite da violenze, stalking, abusi sessuali e reati d'odio. La direttiva riprende anche un principio contenuto nell'articolo 6 del ddl Zan, bocciato dal Senato nell'ottobre 2021. "Quello che la destra italiana ha cancellato con l'affossamento del ddl Zan potrebbe ora tornare in Italia dall'Ue, grazie a questa direttiva che vincolerà tutti gli Stati membri", ha spiegato all'Ansa l'eurodeputato del Pd Alessandro Zan, relatore ombra della legge. In caso di approvazione da parte della plenaria, i Ventisette avranno due anni di tempo per recepire la direttiva. Tra le misure previste dal testo, in richiamo al ddl Zan, figurano specifiche protezioni per le vittime colpite a causa del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, con l'obiettivo di evitare fenomeni di vittimizzazione secondaria, vale a dire il trauma aggiuntivo che una vittima potrebbe subire non direttamente dall'aggressore, ma a causa del contatto con le istituzioni (sistema giudiziario, forze dell'ordine, servizi sociali), l'ambiente familiare o i media.La direttiva, firmata dagli eurodeputati Javier Zarzalejos e Lucia Yar, prevede inoltre l'attivazione di un numero europeo di help line per le vittime. "Ogni anno 70 milioni di persone sono vittime di crimini in Ue e molti di questi non vengono denunciati, un fatto che ha un forte impatto sul sistema giudiziario dell'Unione che è già molto frammentato. - ha sottolineato Zarzalejos, eurodeputato spagnolo del Ppe -. Con questa direttiva abbiamo cercato di tutelare maggiormente nei processi giudiziari le vittime di violenza, che potranno accedere a specifiche tutele, il meccanismo di 'privacy by default' per tutelare i loro dati, l'attivazione di un numero telefonico unico europeo e l'accesso all'aborto sicuro". A sottolineare le problematiche legate all'accesso alla giustizia per le vittime, poi, è stata la co-relatrice Yar, eurodeputata slovacca dei liberali di Renew Europe: "Questo diritto dipende dal Paese in cui si nasce: in alcuni Stati l'accesso è immediato, in altri le vittime vengono minacciate ed escluse". E in merito all'aborto sicuro, Yar ha anche evidenziato: "Le vittime di violenza sessuale secondo questa direttiva dovranno poterne beneficiare, con assistenza sanitaria e test medici per verificare l'ipotetica presenza di infezioni"."L'Ue ha la possibilità di fare un passo avanti sulla strada dei diritti delle vittime: parliamo di milioni di cittadini che hanno già subito traumi e che oggi, per mancanza di tutele adeguate, rischiano di subirne di ulteriori nella fase di denuncia e processo. Con questa direttiva si dice una cosa semplice: le vittime non possono mai essere sole", ha concluso Zan.