Il test del galleggiamento può indicare scarsa qualità, ma non deterioramento. Il metodo "rompi e annusa", invece, permette di capire subito se un uovo è andato a male. Altrettanto utili sono gli indizi visivi e, in particolare, osservare l'albume
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Le uova sono tra gli alimenti più diffusi al mondo. Possono essere utilizzate per tantissime preparazioni o servite come piatto unico, ma è fondamentale saper distinguere quali sono ancora buone e quali da buttare. Ecco una lista per sapere come conservarle e riconoscere quando è meglio non mangiarle.
La differenza di conservazione tra uove fresche e commerciali
La Food and Drug Administration ritiene che le uova intere con il guscio, se conservate a temperature basse e costanti, sono sicure per tre settimane dal momento dell'acquisto. Un periodo spesso in contrasto con la data di scadenza sulle confezioni, perché quella data si riferisce al momento di migliore qualità del prodotto, non a quello in cui diviene nocivo per la salute. È chiaro, però, che le uova del supermercato differiscono da quelle che possono covare galline allevate in proprio. Un uovo appena deposto, e ancora non lavato, è ricoperto da una membrana naturale che "sigilla" i pori e impedisce ai batteri di penetrarvi. Perciò, le uova fresche possono conservarsi a temperatura ambiente fino a quattro settimane. Le uova commerciali, invece, dal momento in cui vengono lavate durante la lavorazione e private della membrana naturale, devono essere necessariamente conservate in un frigorifero.








