"I cinque inghiottiti durante una ricognizione". Ecco come si svolge il recupero

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«Un'immersione estremamente complessa». Così Laura Marroni, ceo di Dan Europe, ha definito l'operazione di recupero dei corpi dei quattro italiani morti la scorsa settimana nella grotta di Thinwana Kandu, sotto l'isola disabitata di Alimathaa, nell'atollo di Vaavu, alle Maldive. Un blitz subacqueo che ieri ha riportato a terra metà del lugubre bottino (Gualtieri e la Monteleone) e che sarà concluso oggi grazie alla competenza, alle strumentazioni e sì, anche al coraggio dei tre sub finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist.La difficoltà dell'immersione è dtata da vari fattori: intanto la profondità, la grotta si apre a 50 metri e poi scende fino a 63 metri. E poi il fatto che si tratta di un vero sistema di cunicoli e anfratti, ciò che rende la grotta angusta, buia, con scarsa visibilità e quindi molto pericolosa. Ciò non ha fermato i tre sub finlandesi, che ieri hanno «trasportato con successo due delle vittime dall'interno della grotta fino a circa 30 metri di profondità, dove i team maldiviani di recupero, operando in gruppi coordinati a profondità intermedie, hanno completato il trasferimento fino alla superficie».Le operazioni si sono svolte con l'utilizzo di attrezzature avanzate come il rebreather, un sistema di immersione a circuito chiuso che ricicla il gas espirato dal subacqueo, rimuove l'anidride carbonica tramite un filtro assorbente e reintegra automaticamente l'ossigeno metabolizzato e che quindi consente immersioni prolungate. E come i Dpv (Diver Propulsion Vehicles), scooter subacquei che consentono di vincere eventuali correnti e permettono di risparmiare fatica e preziosa miscela respiratoria alla squadra di recupero. Utilizzati anche i sistemi di supporto vitale ridondanti.