La cannabis light italiana è oggi al centro di un forte contrasto tra crescita economica e incertezza normativa. Con una filiera agricola consolidata e migliaia di imprese attive, il settore si trova a dover affrontare nuove restrizioni e un quadro legislativo instabile. Tra qualità, tracciabilità e legalità, il ruolo del consumatore diventa sempre più decisivo nel sostenere il made in Italy della canapa.

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Da settore in crescita a settore sotto pressione il quadroLa sostanza dietro le parole cos’è davvero la cannabis lightPerché il consumatore informato fa la differenzaCosa cambia nel modo di acquistareUna filiera che merita di non essere persa

Da settore in crescita a settore sotto pressione: il quadro

La cannabis light in Italia ha vissuto cinque anni di espansione che hanno cambiato il paesaggio agricolo di molte aree interne del paese. Migliaia di piccoli produttori, soprattutto giovani, hanno trasformato terreni marginali in coltivazioni di canapa sativa selezionata, costruendo una filiera che oggi vale circa mezzo miliardo di euro e occupa stabilmente diecimila persone, fino a quindicimila nei picchi stagionali. Le aziende attive in tutta Italia sono oltre tremila, distribuite da nord a sud, con una concentrazione particolare nelle regioni del centro e nelle isole, dove la combinazione di clima mediterraneo e terreni asciutti si è dimostrata adatta a produrre infiorescenze di qualità eccellente. La Sardegna, in particolare, si è imposta come uno dei territori più vocati grazie a tradizione agricola, ventilazione naturale e basso ricorso a sostanze chimiche.