Perché Stanlio e Ollio hanno fatto ridere generazioni di spettatori e ancora oggi sono tra i pochi comici del cinema delle origini i cui sketch e i cui film vengono riproposti in televisione? Alberto Sordi, che negli anni Trenta del Novecento doppiò Ollio (al secolo Oliver Hardy), a domande di questo tipo rispondeva con una semplice constatazione: “Appena apparivano la gente rideva, a prescindere da quello che dicevano o facevano. Alla vista di questo grasso e questo magro, ridevano”. Lo stesso Oliver Hardy spiegò con naturalezza il successo del suo sodalizio con Stanlio (cioè Stan Laurel): “Il mondo è pieno di persone come Stanlio e Ollio. Basta guardarsi attorno: c'è sempre uno stupido al quale non accade mai niente, e un furbo che in realtà è il più stupido di tutti. Solo che non lo sa”.
Insomma, Stanlio e Ollio piacevano e piacciono perché erano naturalmente comici, senza sovrastrutture o intellettualismi, e perché prendevano in giro, ma senza cinismo e senza mai mettersi su un piedistallo, i più umani tra i difetti: l’ottusità, la presunzione, l’ignoranza, la superficialità. Sapevano però anche cogliere la generosità, il candore, la gioia di vivere che albergano in ognuno di noi. Erano quindi geniali nel descrivere l’umanità che li circondava ma senza farlo pesare, con una leggerezza e una semplicità che a lungo hanno portato i critici di cinema a considerare i loro film e i loro cortometraggi delle semplici “comiche”, quando spesso erano delle sottili e surreali parodie del vivere quotidiano. La copertina del libro









