Nel cuore di Milano, The View racconta la cucina personale di Valerio Braschi tra influenze asiatiche, memoria italiana e tecnica contemporaneaNel cuore di Milano, The View racconta la cucina personale di Valerio Braschi tra influenze asiatiche, memoria italiana e tecnica contemporaneaEra il 2016 quando un ragazzo di Santarcangelo di Romagna, capelli scuri e occhi che bruciavano di qualcosa di difficile da nominare - ambizione, forse, ma anche quella particolare forma di incoscienza che appartiene ai grandi -, vinceva la sesta edizione di MasterChef Italia diventando il più giovane trionfatore della storia del programma. Aveva diciotto anni. Ne ha ventotto adesso, e nel mezzo c'è tutto un percorso che non si racconta in poche righe: la formazione, i viaggi, le cucine straniere assorbite come lingue nuove, la capacità di trasformare l'intuizione televisiva in un mestiere solido e in continua crescita. Oggi, quel percorso ha un indirizzo preciso. Il Glamore Group ha costruito intorno all'edificio di Piazza Duomo 21, a Milano, un hospitality hub verticale, un concept ispirato all'energia di New York. Il ristorante The View è attivo da dicembre 2025: “Ho un obiettivo da raggiungere e nessuno me lo toglierà dalla testa”, mi dice Valerio Braschi. Il menu del The View è un un racconto personale, con un inizio e una fine, dove ogni portata ha senso anche da sola, ma guadagna significato nell'insieme. “Voglio che ogni piatto dica qualcosa di mio”, continua Braschi. “Non mi interessa stupire per stupire. Mi interessa che chi siede a quel tavolo se ne vada con qualcosa dentro”. Ho assaggiato sette portate. Sette momenti che restano. Il primo è stato il Barracuda con cacciatora di pollo, mela verde, camomilla e foglie di curry: un pesce oceanico che dialoga con un sugo della tradizione contadina italiana, ammorbidito dall'acidità della mela verde e dalla delicatezza floreale della camomilla, poi punteggiato dalle foglie di curry che portano tutto verso est. Poi è arrivato lo Zheng dangeng con wagyu e sesamo. L'influenza asiatica qui è strutturale. Lo zheng dangeng - tecnica di cottura dell’uovo al vapore della tradizione cinese - trasforma il wagyu in qualcosa di inaspettatamente delicato, quasi eterico, mentre il sesamo lavora in sottofondo come un basso continuo. È uno di quei piatti che cambiano la percezione di un ingrediente che si credeva di conoscere. Il Raviolo di anatra alle cinque spezie e avgotaraco è probabilmente il piatto che mi ha colpito con maggiore forza. La pasta racchiude un ripieno intenso, speziato con quella mescolanza orientale che percorre la Via della Seta da Pechino fino all'Anatolia, e viene poi completato dall'avgotaraco, la bottarga di muggine greca, che aggiunge salinità e profondità marina a qualcosa di profondamente terrestre. Gli Spaghetti con garum di pollo arrosto, la sua pelle croccante e cedro-kosho sono il momento in cui Braschi rivela il proprio rapporto con la tradizione italiana. Il garum - salsa fermentata di origine antica, declinata qui sul pollo arrosto - conferisce alla pasta una umami profonda, mentre la pelle croccante aggiunge texture e rimanda all'idea stessa del pollo domenicale, di casa, di memoria. Il cedro-kosho - pasta giapponese di pepe verde e agrumi - taglia tutto con una freschezza citrica e leggermente piccante. Il Glacier 51 - toothfish pescato nelle acque gelide dell'Oceano Indiano meridionale, tra i pesci più pregiati al mondo - e la rubia gallega - razza bovina spagnola allevata allo stato brado, la cui carne invecchiata raggiunge complessità aromatiche da far impallidire molte eccellenze - vengono trattati con la sobrietà che meritano. A chiudere, una Bavarese al lime con gel di yuzu e riccio di mare. Il dessert che non ti aspetti: cremoso e pungente, marino e agrumato, dolce ma con quella salinità finale del riccio che rimette tutto in discussione all'ultimo respiro. È una conclusione che stimola. Come se il ristorante volesse che tu uscissi ancora sveglio, ancora curioso, ancora lì.Tag LEGGI ANCHE L'E COMMUNITYEntra nella nostra community Whatsapp
Del ragazzo prodigio di MasterChef è rimasta l’istintività: tutto il resto, oggi, è la cucina lucida di uno chef con una visione
Nel cuore di Milano, The View racconta la cucina personale di Valerio Braschi tra influenze asiatiche, memoria italiana e tecnica contemporanea







