Rimanere rilevanti sui social media richiede un adattamento costante. Il modo in cui le persone interagiscono con i contenuti è in continua evoluzione e anche piccoli cambiamenti di comportamento possono modificare le prestazioni da un anno all’altro. Non fa eccezione LinkedIn, un tempo il social dei CV aggiornati e del networking professionale, oggi un vero e proprio ecosistema editoriale come conferma il report LinkedIn benchmark di Socialinsider.“Da utente e grande appassionata ho visto LinkedIn crescere e cambiare molto nel tempo. Oggi è un ecosistema comunicativo in cui è aumentato il numero e la tipologia di utenti, come la quantità di contenuti e dell’uso delle nuove tecnologie” il commento di Valentina Marini, consulente, formatrice ed autrice, Top Voice LinkedIn nella categoria lavoroLinkedIn benchmark 2026: engagement in crescitaCosa dicono i dati di Socialinsider? Nel 2026, il tasso di coinvolgimento di LinkedIn si attesta in media al 5,20%, registrando un aumento dell’8% su base annua. L’engagement è cresciuto in tutti i formati: video (+7%), immagini (+9%) e post di testo (+12%) con i post con più immagini che generano più “mi piace” e i sondaggi che ottengono risultati migliori in termini di visualizzazioni per gli account con più di 50.000 follower.“I dati pubblicati da Socialinsider nel suo report rispecchiano effettivamente la realtà” commenta il report Veronica Gentili, una delle voci più autorevoli nel digital marketing, confermando l’evoluzione del social network. “Vedo che il formato del documento nativo funziona molto bene, con un tasso di coinvolgimento medio del 7% e un incremento del 14% su base annua. È cresciuto l’engagement su video e immagini, ma anche il formato testuale ha registrato una crescita” spiega Gentili.L’evoluzione di LinkedIn ha portato sempre più aziende e brand a considerare il social media un canale di pubblicazione primario, investendo in storytelling originale, video e newsletter, strumenti pensati per incoraggiare l’interazione.Nel 2025 però – ci dice Socialinsider – la crescita del pubblico di LinkedIn ha subito un rallentamento, soprattutto per gli account di grandi dimensioni.Ecco perché oggi raggiungere il successo su LinkedIn è più difficile e richiede una strategia più accurata che mai.Per Riccardo Scandellari, Consulente di Marketing, Branding e Comunicazione, autore del libro ‘Fai di te stesso un brand’: “Secondo questi dati sembrerebbe che su LinkedIn stia diventando meno facile crescere, ma più interessante da presidiare. Se l’engagement medio sale e la crescita del pubblico rallenta, soprattutto per gli account grandi, vuol dire che la piattaforma premia meno la quantità e più la qualità del contributo. In altre parole, non basta avere visibilità potenziale: bisogna meritarsela ogni volta. Se è così è sicuramente un bene”.La tendenza che emerge è chiara: il pubblico desidera contenuti di qualità e approfondimento. LinkedIn resta uno spazio ‘professionale’: chi vi accede e scorre è disposto a fermarsi, se percepisce valore.Lo spazio dello slow marketingSe c’è un insight che emerge con forza dal report Socialinsider è questo: su LinkedIn vincono i contenuti che chiedono tempo. Il feed si sta trasformando in una timeline di contenuti long form: gallery multi-immagine capaci di costruire micro-narrazioni, eventi raccontati sia in fase di progettazione che da dietro le quinte, case study narrativi e visuali.Lo stesso vale per i documenti nativi: veri e propri “mini white paper” che trasformano LinkedIn in una piattaforma di distribuzione di conoscenza.Non parliamo quindi di semplici asset creativi, ma veri e propri prodotti editoriali.Valentina Marini mette l’accento sulla ‘lentezza’ intesa come cura: “Nonostante i cambiamenti, su LinkedIn non ‘vince’ chi produce più contenuti in assoluto, ma chi ha chiarezza su cosa vuole ottenere, continuità e autenticità. Dietro ogni profilo restano persone e le opportunità nascono da connessioni attente e curate: è una questione di direzione professionale e di relazioni costruite nel tempo”.LinkedIn tra personal branding, talenti e marketingQual è il ruolo giocato, oggi, da LinkedIn? Oggi ha un ruolo fondamentale quando si parla di acquisizione di talenti e naturalmente personal branding per i professionisti e marketing. Parliamo di uno strumento fondamentale per i brand che hanno questi obiettivi” spiega Veronica Gentili.Per quanto riguarda il personal branding – un elemento non secondario nel successo del social media – Scandellari spiega: “Il consiglio che mi sento di dare è questo: “LinkedIn, nell’ultimo periodo, sembra intenzionato a premiare le persone che scelgono la precisione, che approfondiscono, che aggiungono valore e sottraggono ego. Chi continuerà a inseguire scorciatoie vedrà i propri contenuti affondare lentamente. Chi coltiverà competenze, relazioni e contenuti autentici, invece, inizierà a costruire una presenza solida, credibile e sempre più riconoscibile. Nel panorama attuale della news feed della piattaforma non è affatto una cosa scontata”.“LinkedIn è un social fondamentale per le aziende: è il luogo dove si incontrano talenti, competenze e aggiornamenti continui. Così come per chi lavora, non essere presenti significa rischiare di perdere informazioni e stimoli preziosi sul proprio settore” spiega Marini.LinkedIn non è una piattaforma pensata principalmente per i video. Le persone non aprono LinkedIn per scorrere all’infinito come fanno su TikTok o Instagram e lo dimostrano anche i dati di Socialinsider.Le visualizzazioni sono diminuite in tutte le dimensioni di pagina, con un calo medio del 36% su base annua ci dice Socialinsider. Anche se la piattaforma sta cercando di adeguarsi alle tendenze sui social, aggiungere più video, il comportamento degli utenti dimostra che non c’è ancora una realmente predisposizione a questo.Forse perché per la maggior parte degli utenti l’accesso a LinkedIn avviene principalmente in orario d’ufficio – o proprio dall’ufficio – il che non consente di soffermarsi particolarmente sui video.Eppure, secondo alcuni esperti del settore questa tendenza è destinata a cambiare nel breve periodo. Secondo molti esperti di marketing proprio i video saranno la prossima grande opportunità su LinkedIn.La vera metrica: attenzione qualificataSe c’è una chiave di lettura che sintetizza il momento di LinkedIn è questa: la metrica implicita non è più l’engagement, ma l’attenzione qualificata. I contenuti che funzionano non sono quelli che generano più interazioni in assoluto, ma quelli che trattengono l’utente abbastanza a lungo da segnalare valore all’algoritmo.Le aziende e i loro brand che portano risultati veri investono tempo e risorse nella produzione di documenti di valore senza inseguire le cosiddette views facili.È qui che si gioca la partita. E in un contesto in cui tutti pubblicano di più, vince chi riesce a farsi leggere davvero. Non a caso, i formati migliori sono quelli che chiedono tempo.Perché, alla fine, LinkedIn sta premiando ciò che prometteva all’inizio, ma che solo oggi sembra realizzare davvero: contenuti che fanno crescere, non solo scorrere.Le persone sono alla ricerca di informazioni semplici e utili, e fornirle in modo chiaro e diretto, senza un’impostazione da ‘leader di pensiero’, ha dimostrato di generare un ottimo coinvolgimento.ConclusioniLinkedIn non è più solo il posto per cercare o offrire lavoro: oggi è il cuore delle strategie di marketing e comunicazione B2B per aziende e brand. Dal mio punto di vista, occupa il ruolo di piattaforma primaria per lead generation e thought leadership, dove si costruisce autorevolezza con contenuti autentici che parlano direttamente a decisori e professionisti. Anche nella vendita è ottimo perché consente di arrivare alle persone decisive attraverso un’iniziale conversazione (per chi lo sa fare) spiega Riccardo Scandellari.Quindi forse il dato più interessante non è “cosa performa di più” ma perché le persone decidono di fermarsi su certi contenuti e non su altri.Anche perché, guardando il calo dei video, sembra emergere che non tutto ciò che è più visivo o immediato funziona automaticamente meglio.Come si vede nel report di Socialinsider mentre le pagine più piccole (quelle con 1-5.000 follower) hanno comunque registrato un rispettabile tasso di crescita medio del 24,5%, per gli account con 100.000-1 milione di follower la crescita è rallentata drasticamente, attestandosi a solo il 6,4%.Questo rallentamento è particolarmente evidente per le comunità più grandi, a dimostrazione del fatto che ampliare un pubblico già consolidato richiede oggi più impegno e una pianificazione strategica più accurata che mai.I brand che continuano ad avere successo e a mantenere un tasso di crescita sano su LinkedIn sono quelli che si adattano costantemente, analizzano i risultati e offrono contenuti in linea con gli interessi del loro pubblico.Se per Valentina Marini LinkedIn “è sempre stato e continua ad essere uno strumento capace di offrire molto, a 360 gradi, nel percorso professionale e aziendale” il monopolio di LinkedIn come piattaforma social per le carriere sta svanendo, poiché le conversazioni e le opportunità di carriera esistono anche su altre piattaforme social di rilievo e gli utenti non devono più riversarsi su LinkedIn come unica fonte.Così come la ‘carriera come contenuto’ sta diventando sempre più un argomento normalizzato e inflazionato al pari dei contenuti generati dai dipendenti.Mettendo insieme tutti questi dati, emerge un cambio di paradigma netto. LinkedIn non è più una piattaforma social in senso classico. È un ecosistema media strutturato.Le implicazioni sono profonde: non basta pubblicare, bisogna progettare contenuti; non basta essere presenti, bisogna costruire un punto di vista; non basta inseguire il formato, bisogna presidiare il significato e non smettere di sperimentare.In questo senso, i benchmark Socialinsider non sono solo una fotografia delle performance. Sono una mappa evolutiva.