Sebastian Fitzek arriva a Milano con L’internato, il nuovo thriller psicologico pubblicato da Fazi Editore. Lo abbiamo incontrato nell’escape room di The Impossible Society ispirata al romanzo: la storia di un padre disposto a fingersi pazzo per entrare in una clinica psichiatrica di massima sicurezza e trovare il figlio scomparso. Tra serial killer, follia e paura, Fitzek racconta perché il crime oggi parla delle nostre ossessioni più profonde

L’internato: Sebastian Fitzek e gli abissi della mente umana

C’è una frase sulla quarta di copertina de L’internato che funziona come una piccola bomba a orologeria: «Si immagina quanto dev’essere orribile fuggire in continuazione da se stessi? Solo per scoprire ancora e ancora che non si può scappare dalla propria anima?». Rimane sospesa nell’aria come fumo di sigaro in un bar vecchio stile, e non smette di lavorare anche dopo che il libro è chiuso sul comodino. Ma Fitzek, prima ancora di cominciare, affida il tono del romanzo a Edgar Allan Poe, scelto come frase in esergo:

«Fui felice allora — benché solo in un sogno — Fui felice allora»

Poe non è una citazione casuale. È una dichiarazione di poetica: il sogno come unico rifugio possibile, e insieme come prigione da cui non si torna del tutto. Till Berkhoff, il protagonista, lo capirà a sue spese.