Introduzione

Con l’ordinanza n. 10542 del 21 aprile 2026, la Corte di Cassazione è tornata a intervenire sul tema della decorrenza della pensione di vecchiaia e sul diritto agli arretrati, chiarendo in modo più netto le conseguenze derivanti dalla presentazione tardiva della domanda. La Suprema Corte ha ribadito un principio ormai consolidato nella giurisprudenza previdenziale: il semplice raggiungimento dell’età pensionabile e dei requisiti contributivi non è sufficiente a far partire automaticamente il pagamento dell’assegno. È sempre necessaria un’istanza formale rivolta all’ente previdenziale. Ecco cosa sapere.

Quello che devi sapere

La pensione non è automatica

Nel sistema previdenziale italiano, la pensione di vecchiaia non si attiva d’ufficio. Anche quando il lavoratore ha maturato tutti i requisiti richiesti dalla legge, l’erogazione non scatta in modo automatico. La Cassazione ha sottolineato che il diritto alla prestazione e il suo concreto pagamento non coincidono: il primo può maturare sul piano sostanziale, mentre il secondo dipende dall’avvio del procedimento amministrativo da parte dell’interessato. In assenza di domanda, l’INPS non può procedere alla liquidazione né far decorrere il trattamento in via retroattiva.