Nel sistema previdenziale italiano esiste una via di uscita dal lavoro che non dipende dall’età anagrafica ma dalla durata della carriera contributiva. È la pensione anticipata ordinaria, introdotta con la riforma Fornero, che consente di andare in pensione una volta raggiunta una determinata anzianità contributiva: oggi servono circa 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età.

Negli ultimi anni, però, diverse sentenze della Corte di Cassazione hanno contribuito a ridefinire l’interpretazione di queste regole, aprendo nuovi spazi per i lavoratori che vogliono anticipare l’uscita dal lavoro.

La pensione anticipata ha sostituito la vecchia pensione di anzianità e rappresenta uno dei pochi strumenti del sistema italiano che permettono di smettere di lavorare prima dei 67 anni previsti per la pensione di vecchiaia. Il meccanismo è semplice: una volta maturati gli anni di contribuzione richiesti, il lavoratore può accedere alla pensione senza alcun requisito anagrafico minimo.

In altre parole, chi ha iniziato a lavorare molto presto e ha accumulato oltre quarant’anni di versamenti può uscire dal mercato del lavoro anche prima dei 60 anni, purché abbia raggiunto la soglia contributiva prevista.