Pesa la frenata in Medioriente, in rosso il titolo
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I mercati non amano i vuoti di potere, ma ancor meno digeriscono i cambi di rotta improvvisi. Per Ferretti, il big della nautica di lusso quotato a Piazza Affari, il primo trimestre del 2026 si chiude sotto una doppia tempesta: quella macroeconomica, dettata dai venti di crisi geopolitica, e quella finanziaria, su cui hanno pesato le tensioni interne alla governance.
I conti approvati ieri dal nuovo consiglio di amministrazione, votato la scorsa settimana, registrano ricavi netti per 302,1 milioni di euro, in flessione dell'8% rispetto ai 328,5 milioni dello stesso periodo dell'anno precedente. Una lieve frenata che il gruppo attribuisce apertamente al rallentamento della raccolta di ordini proveniente dal Medioriente, un mercato fondamentale per gli ultra-yatch. Frena anche l'utile che passa dai 23,9 milioni nel primo trimestre del 2025 a 21 milioni (-12,1%). Inoltre, nonostante la tenuta dei margini operativi (con la guidance 2026 confermata a un Ebitda tra il 16,2% e il 16,6%), l'attenzione degli investitori si è spostata sul termometro del Ftse Mib e il verdetto della Borsa è inflessibile. Rispetto a mercoledì scorso, ovvero prima dell'assemblea che ha sancito l'addio dello storico ad Alberto Galassi e la nomina di Stassi Anastassov (in foto), espressione della maggioranza cinese di Weichai, il titolo di Ferretti ha bruciato oltre il 18% del suo valore. Il nuovo amministratore delegato ha provato a rassicurare sulla continuità e sulla tutela delle radici italiane, sottolineando che "Carlo Riva, Norberto Ferretti, Alberto Galassi e Piero Ferrari sono la storia del gruppo, ma hanno anche modellato quello che Ferretti sarà nel futuro".









