Il settore della pesca a Gaza sta subendo un crollo senza precedenti, dopo essere stato fonte di sostentamento per migliaia di famiglie e aver prodotto tra le 15 e le 20 tonnellate di pesce al giorno, per ridursi oggi a sole 10 tonnellate al mese.
Questo deterioramento è il risultato di severe restrizioni alla navigazione in mare, in particolare il divieto di usare i motori delle imbarcazioni e la riduzione delle zone di pesca a un chilometro, oltre alla distruzione diffusa delle infrastrutture, tra cui il porto, i depositi e le attrezzature da pesca.
IN QUESTO CONTESTO, Zakaria Bakr, capo dei Comitati dei pescatori della Striscia di Gaza, sottolinea la portata degli attacchi subiti dal settore, osservando che le perdite non si sono limitate alla restrizione del lavoro, ma si sono estese alla distruzione quasi totale delle infrastrutture marittime.
Durante la guerra, il settore ha subito gravi perdite umane, con oltre 230 pescatori uccisi, centinaia feriti e arrestati, mentre altri rimangono in carcere in Israele. Anche la maggior parte dei pescherecci è stata distrutta o messa fuori servizio dall’esercito israeliano, portando migliaia di pescatori a perdere la loro unica fonte di reddito e trasformando il mare da spazio di lavoro a zona di pericolo costante.






