Nella Striscia di Gaza non si lotta solo per il cibo, ma anche per l’acqua. Il bene primario per eccellenza. Quello che separa la vita dalla morte. E come per tutto ciò che è essenziale, a Gaza, anche l’acqua è un lusso per cui lottare e anche morire. «Devo andare ai centri di distribuzione, dove l’acqua arriva con i camion, ma vengono ogni due o tre giorni, ed è sempre un pericolo - racconta Ahmed - L’acqua sanitaria invece arriva due volte a settimana e solo dai pozzi. Appena la scaricano noi corriamo a riempire le taniche o i serbatoi. Ma è poca, ed è salata, non si può bere ed è anche inquinata». E per chi non riesce ad avere quella potabile, l’alternativa è soltanto una: bere qualsiasi cosa, anche acqua contaminata ed estremamente pericolosa, rischiando infezioni gravi che diventano incurabili in una regione dove mancano gli antibiotici. Un’emergenza che vale a Gaza come anche in altri centri della Striscia. Uno in particolare, il campo profughi di Al Mawasi, dove 600mila persone sono a rischio di epidemie e sete. Anche Israele ne è consapevole, al punto che ha autorizzato gli Emirati Arabi Uniti a lavorare con l’Egitto per realizzare una conduttura. Ma il lavoro è complesso, i rischi elevati. Un impianto di desalinizzazione non basta. E i civili sono in condizioni sempre più disperate.
Gaza, manca acqua potabile: 600mila civili a rischio tra sete, infezioni ed epidemie: «Contaminati i pozzi, chiuso l'accesso al mare»
Nella Striscia di Gaza non si lotta solo per il cibo, ma anche per l’acqua. Il bene primario per eccellenza. Quello che separa la vita dalla morte. E come per tutto ciò che è...









