Chi molla il boia Casarini (Mediterranea): «L'Italia è colpevole»

All’Aia si fa il processo alla Rada. A Roma si continuano a fare accordi con la Libia. Ieri, a Palazzo Chigi, si sono riuniti «i rappresentati» di Italia, Qatar, Turchia e, appunto, Libia per dare seguito al vertice dello scorso primo agosto e «concordare i prossimi passi per l’avvio di un progetto pilota per una sala operativa congiunta a Tripoli a sostegno delle autorità libiche nella gestione dei flussi migratori irregolari». Presente l’ambasciatore Fabrizio Saggio, consigliere diplomatico di Giorgia Meloni.

IN COSA POSSA consistere questa «gestione» è oggetto d’interesse al momento per i giudici della Corte penale internazionale. Ma dalle parti del governo fanno finta di niente: all’Aia non c’è nemmeno un osservatore. Anche se le accuse fatte ad Al Buti sono le stesse di Almasri, l’altro signore del carcere di Mitiga arrestato a Torino nel gennaio del 2025 e liberato dopo pochissimo. «Mi domando perché in Italia nessuna procura si occupi di questi fatti – dice Luca Casarini della ong Mediterranea, che pure sta seguendo le udienze di Al Buti in Olanda -, in fondo molte delle cose di cui si parla sono avvenute a Roma». È il caso di Almasri. Per la gestione di quella vicenda, a dirla tutta, i pm di Roma hanno provato ad aprire un’inchiesta, ma gli indagati (i ministri Nordio e Piantedosi, il sottosegretario Mantovano) sono stati scudati dal parlamento: l’autorizzazione a procedere è stata negata. L’ultima coinvolta, l’ex capa di gabinetto di via Arenula Giusi Bartolozzi, ancora non si sa se andrà o meno a processo (la Camera ha votato per includere anche lei sotto l’ombrello ministeriale, ma sul punto si esprimerà la Corte costituzionale), però il reato che le viene contestato non riguarda direttamente la vicenda Almasri.