HomeSondrioCronacaMercato del lavoro. L’occupazione cresce con contratti cortiSondrio, lo studio Cgil guarda agli 8mila posti in più (2019-2024). I sindacati: "La valle non è appetibile e i giovani se ne vanno". .L’economia della provincia di Sondrio dopo il Covid è ripartita con nuovi occupati Resta la fuga dei giovaniRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciL’economia provinciale è ripartita, ma le condizioni del mercato del lavoro sono sempre più precarie: calano i rapporti di lavoro stabili e i contratti sono brevi, quando non brevissimi. A rivelarlo è la dettagliata analisi realizzata dal Centro Studi della Cgil di Sondrio che abbraccia ben sei anni, dal 2019 all’intero 2024, dunque il quadro non soltanto non appare "viziato" dagli andamenti stagionali, ma rende una fotografia esaustiva che include sia l’occupazione "pre-Covid", che il periodo della pandemia con le chiusure obbligate e quello successivo.

Ebbene, a spiccare c’è il dato, innegabile, dell’occupazione che in provincia dopo la flessione del 2020 è tornata a crescere, cumulando nel periodo ’19-’24 un saldo di 8.353 attivazioni in più (più 11,2% in più rispetto a quelle del 2019) rispetto alle cessazioni. Esiste, però, un rovescio della medaglia altrettanto innegabile perché l’incremento dell’occupazione ha portato con sé anche una maggior precarizzazione della stessa. "È proprio entrando maggiormente nel dettaglio dei dati che si evidenziano i veri problemi che la Cgil da anni denuncia e contro i quali ha concentrato la propria azione – sottolineano dalla Camera del lavoro di via Torelli - infatti solo l’11% delle attivazioni nei 6 anni di analisi sono a tempo indeterminato e togliendo il 4% di apprendistato, tutte le altre (85%) sono precarie e pure di breve durata". "Quindi in provincia nei 6 anni rispetto al 2018 si sono creati sì più di 8mila posti di lavoro – sottolineano dalla Cgil - ma contemporaneamente 3mila persone in meno lavorano con un’occupazione stabile: equivale a dire che sono oltre 12 mila le postazioni precarie rispetto a quelle che lo erano nel 2018". Sempre nei 6 anni, i soli contratti a termine sono cresciuti di 10.680. A termine e, va aggiunto, sempre più di breve durata: si pensi che nel 2023 un quinto dei rapporti di lavoro è durato meno di un mese, il 41% meno di tre mesi. Numeri aumentati nel corso del 2024, quando il 42% dei contratti si è chiuso prima dei tre mesi e la metà è durato meno di un mese. "Purtroppo questa precarietà abbinata alle basse retribuzioni che abbiamo evidenziato nelle analisi sugli assegni pensionistici non rende appetibile la Valle, in particolare per giovani ed elevate professionalità, che continuano a lasciare la nostra provincia".