BELLUNO - «Siamo caduti tutti un po’ dalle nuvole». È probabilmente tutta dentro questa frase pronunciata dal presidente di Ondablu, Angelo Paganin, la fotografia più nitida dello scandalo emerso lunedì 18 maggio nelle realtà di Santa Giustina, Sedico e Ponte nelle Alpi. Perché mentre famiglie, studenti, bambini e sportivi continuavano a frequentare ogni giorno piscine, scuole, supermercati e palestre, a pochi metri di distanza, secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, esisteva un sistema organizzato di prostituzione nascosto dietro le vetrine oscurate di finti centri estetici.

Invisibile Una realtà rimasta invisibile agli occhi di quasi tutti. Anche di chi, come Paganin, parcheggiava quotidianamente proprio accanto a uno degli appartamenti finiti al centro dell’operazione “Happy Ending”, questo è il nome dato all’indagine da parte dei Carabinieri della stazione di Sedico e coordinata dalla Procura di Belluno: «Non abbiamo mai notato movimenti particolari - racconta il presidente della società che gestisce la piscina di Santa Giustina. -. Il piazzale è sempre pieno di macchine: c’è un controllo sociale abbastanza forte in quest’area tra tutti i frequentatori delle diverse zone. Siamo rimasti sorpresi che tutto ciò potesse avvenire a pochi passi da questo movimento. Però, allo stesso tempo, forse era anche più semplice mimetizzarsi senza dare nell’occhio». Ed è forse proprio questo l’aspetto che più colpisce dell’intera vicenda: la normalità apparente dietro cui, accanto a un contesto urbano dove gravitano quotidianamente bambini delle scuole medie, elementari, e i frequentatori del centro culturale, il parco pubblico o la piscina, si sarebbe nascosto un business capace di generare fino a 60mila euro al mese. Un tentativo di nascondersi in piena vista che, fino a pochi giorni fa, sembrava funzionare perfettamente grazie a un via vai continuo ma silenzioso fatto di ingressi rapidi, ogni venti o trenta minuti, dietro a porte oscurate. Prostituzione nei finti centri massaggi: tre negozi chiusi e centinaia di clienti monitorati. Giro d'affari da 60mila euro al meseL'incredulità «Sorprende che nel 2026 possano esistere situazioni del genere senza che nessuno abbia la percezione di ciò che accade, da chi ci lavora ad ogni persona che frequenta il luogo quotidianamente - prosegue Paganin - e soprattutto che tutto questo sia avvenuto accanto a luoghi frequentati ogni giorno da così tante famiglie, bambini e cittadini». L’operazione si è conclusa portando alla chiusura dei tre centri e all’iscrizione nel registro degli indagati di undici persone ritenute coinvolte, a vario titolo, nell’organizzazione del giro di prostituzione. Secondo quanto ricostruito, nel sistema sarebbero state coinvolte 23 donne asiatiche tra i 40 e i 50 anni, molte delle quali con enormi difficoltà nel parlare italiano e quindi ancora più vulnerabili e isolate, costrette a vivere negli appartamenti utilizzati come basi operative, clienti smistati tramite un centralino telefonico, pagamenti rigorosamente in contanti e un’organizzazione ritenuta ben strutturata e ramificata.